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L'eredità del Natale

Sono da poco finite le feste natalizie. Con il Battesimo del Signore è iniziato il tempo ordinario, ma i significati profondi di ciò che abbiamo vissuto durante le feste resta, è per sempre, e chiede di poter sedimentarsi nei nostri cuori e nella nostra vita. Nei suoi Sermoni, Papa Leone Magno rivolgeva a tutti l’invito a gioire per l’entrata di Gesù nella storia, per il natale della vita; Lui che "toglie il frutto della morte e ci riempie con la letizia della promessa di vita eterna" (Leone Magno, Sermoni, 21)

Il Signore è entrato nella storia per tutti, senza distinzione, come un bambino che ha bisogno di crescere dentro di noi, vuole essere parte viva della nostra vita. Non si accontenta di essere il mio pensiero, un’icona nella mia stanza sotto la quale m’inginocchio ogniqualvolta mi sento sommerso dalle difficoltà. Dio vuole essere vivo. Cosa ho ricevuto dentro di me questo Natale? Il bambino vivo? Ho sentito l’immenso amore invadere e trasformare la mia vita?  Ho provato gioia e stupore di fronte alla scelta di Dio onnipotente di piegarsi alla mia natura, provare fame, freddo, povertà, dolore, sofferenza, umiliazioni, tradimento, morte per donarmi la salvezza, l’eternità?
Oppure mi sono soffermato a quella gioia insufficiente, provvisoria ed effimera che il Natale commerciale ha voluto vendermi? Abbiamo addobbato l’albero, fatto il presepe, ci siamo scambiati regali, abbiamo goduto della compagnia delle persone care, cose buone e belle che però passano. Il Natale è anche questo, ma ridurlo a tanto ci lascia veramente poveri e soli. Quello che Gesù bambino regala è una vita insieme, è promessa di vita eterna, gioia infinita. Lui non abbandona mai, non passa mai, e spera che farò in modo che Lui cresca dentro di me per camminare insieme, per darmi forza nelle afflizioni, per colmare la solitudine, per curare le ferite, per inspirarmi.

Dopo sofferenze e inquietudini che tormentano la mia natura di per sé insaziabile e scontenta, sono riuscito a vedere in Gesù bambino pace, sollievo e luce? ‘’Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto’’, ci dice Giovanni. Queste parole non vanno lette come la narrazione di un fatto di cronaca attinente ad un periodo lontano, ma come richiamo, un’esortazione per ogni generazione, perché ognuno di noi corre il pericolo di confondere Dio, di non riconoscerlo, di non accoglierlo.

Ed io L’ho accolto così come avrei dovuto accogliere colui che mi ha creato, purificando la mia anima, rendendola una stalla calda, accogliente, pulita e graziosa? Ci si prepara giudiziosamente, con tanta cura e attenzione per accogliere un amico, una persona importante e magari si trascura ogni preparazione per l’incontro con Colui che regna in eterno. L’Avvento ci aveva preparati proprio a questo; la nostra spiritualità intesa a diventare più profonda, sensibile; la mente, il pensiero, il cuore più aperti, permeabili, migliori. Quale insegnamento prezioso mi hanno regalato i magi… Per loro questo grande incontro era soltanto un intuito, e con impegno e sforzi hanno seguito una stella per arrivare da Lui. Ma Dio rompe il silenzio doloroso e si fa vedere. Per me oggi il Signore è una certezza, e quante volte abbandono la strada, quante volte mi lascio sopraffare dalla stanchezza, e quante mete che poco promettono mi distraggono e annientano il mio desiderio di arrivare da Lui?

E’ venuto per restare con me, e mi ha donato gioia chiedendomi di essere anch’io gioia per gli altri. Chissà se sono stata motivo di gioia per gli altri… Mi chiede di essere attenta con le persone attorno a me, aiutarle per quello che posso, piccole cose fatte con cuore, con un cuore che ha ricevuto Cristo: una parola, un abbraccio, un gesto che parli della Sua presenza in me. Mi vuole messaggero della vera gioia. Dopo che ha parlato al mondo attraverso i profeti, poi attraverso il Figlio, ha chiesto che il suo messaggio d’amore e salvezza arrivi a tutti gli uomini. Siamo tutti chiamati ad essere messaggeri, testimoni autentici di Dio che abita i nostri cuori. E chissà se, fra i tanti regali che abbiamo fatto non ci siamo scordati il più prezioso, il vero significato del Natale: è nata la nostra salvezza. Accanto ai magi ho messo ai Suoi piedi l’olio della candela del mio cuore, il cammino di luce e amore della carità cristiana, donare me stessa prima di regalare cose?

Diceva in un’omelia papa Giovanni Paolo II: "Passano i secoli ed i millenni, ma il segno rimane, e vale anche per noi, uomini e donne del terzo millennio. È segno di speranza per l’intera famiglia umana: segno di pace per quanti soffrono a causa di ogni genere di conflitti; segno di liberazione per i poveri e gli oppressi; segno di misericordia per chi è chiuso nel circolo vizioso del peccato; segno d’amore e di conforto per chi si sente solo e abbandonato. Segno piccolo e fragile, umile e silenzioso, ma ricco della potenza di Dio, che per amore si è fatto uomo." (Omelia del Santo Padre Giovanni Paolo II, messa di mezzanotte 24 dicembre 2002).

E’ questa l’eredità del Natale.

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Ultima modifica ilMartedì, 12 Gennaio 2016 22:06
Andreea Chiriches Leone

Sposata e mamma, laureanda in lingue e culture straniere, professa perpetua nell’Ordine Francescano Secolare.
Autrice del blog “Passione di Cristo, passione per la vita” , raccolta di riflessioni condivise nella speranza che possano rivelarsi utili, come spesso si può rivelare utile una parola, una prospettiva diversa, l’esperienza condivisa.

Sito web: https://deealeonedei.wordpress.com/
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