banner header
Log in

La Cortesia

Il nostro viaggio alla (ri)scoperta delle virtù con la guida di Romano Guardini comincia da una virtù indicata da un’altra parola desueta: «cortesia». Il termine significava un tempo «il comportamento che si doveva tenere alla corte dei principi o nei rapporti umani elevati»; per estensione è poi passato a significare il comportamento corretto che è frutto di una buona educazione.

Guardiamoci attorno.

Il cellulare è divenuto compagno inseparabile: entra con noi dovunque e, con una pressoché infinita varietà di suonerie, interrompe – con priorità assoluta e senza chiedere permesso! – qualsiasi cosa stia accadendo. Chi risponde non si cura affatto di dov’è e di cosa sta facendo e impone a tutti i presenti, lo vogliano o no, l’ascolto di almeno metà della conversazione. L’atto di rispondere si sovrappone abitualmente ad altre azioni, anche quelle che chiederebbero attenzione esclusiva. E se qualche involontario ascoltatore è in imbarazzo, il problema è suo …

Il traffico rende sempre più congestionate le vie delle nostre città: non si distinguono più le ore di punta. Molti al volante inveiscono, imprecano, si sbracciano, pigiano il clacson. Per fortuna, gran parte di ciò che viene detto all’indirizzo di tutti gli altri non è udito da nessuno (se non forse da qualche bambino, ignaro passeggero a chiedersi il perché di tanta irritazione o attentissimo imitatore pronto ad imparare modi villani).

Prassi tanto diffusa da essere ormai inconsapevole, il «tu» immediato e generalizzato dovrebbe mettere subito a proprio agio anche fra estranei; in realtà tende a mettere tutti sullo stesso piano e ad annullare qualunque differenza. “Tutti uguali” spesso significa “tutti ugualmente indifferenti”.

Prendiamone atto: viviamo gli uni accanto agli altri in uno spazio talvolta angusto; i nostri movimenti e le nostre azioni si intersecano continuamente: c’è sempre il pericolo dell’attrito, dell’irritazione. Abbiamo bisogno di una cura dei modi e delle forme dei rapporti. Ecco la cortesia: insieme di piccoli fatti giornalieri, che tuttavia incidono molto sulla totalità dell’esistenza. Non si tratta soltanto di educazione: cortesia è anche attenzione all’altro, riguardo per il suo stato d’animo, volontà di appianare ciò che può risultare imbarazzante, pudore … insomma, «un fare e rifare continuamente leggera la vita». Senza cortesia la vita si abbruttisce e si arrugginisce. Ma come ogni virtù, anche la cortesia può degenerare per eccess”: ecco allora il formalismo vuoto, il servilismo, la cerimoniosità, l’affettazione.

Di quali ingredienti è fatta la cortesia? Innanzitutto della volontà di rispettare una distanza: la cortesia crea uno spazio libero intorno all’altro, gli concede l’aria per respirare. Poi della capacità di riconoscere nell’altro il bene e di fargli sentire che questo bene è apprezzato. E ancora: che l’uno sappia di essere sempre responsabile dell’altro. Infine di tempo: per essere cortesi occorre saper aspettare, talvolta indugiare, sovente scegliere la via più lunga. Esiste anche una “cortesia” in relazione a Dio: la liturgia, con l’equilibrio e la sapienza del suo linguaggio di gesti, di parole e di silenzi, ha molto da insegnarci in proposito.

Su cosa dunque si fonda, in ultima istanza, la cortesia? Guardini non ha dubbi: sul riconoscimento che ogni altro è unico e irrepetibile: quest’uomo che mi sta davanti «esiste una volta sola, lui ordinato a Dio e Dio in rapporto a lui. Questa sua unicità esige uno speciale atteggiamento, che è quello dell’onore». La cortesia appare dunque come un modo di esprimere il sentimento della dignità di ogni persona, la coscienza del suo mistero.

E c’è pure un fondamento ulteriore: «Dio tiene l’uomo in onore; ha voluto che l’uomo fosse persona libera, non viola questa libertà, non seduce, non spaventa … nel fatto che Egli ha creato la libertà e la garantisce continuamente sta l’inimmaginabile cortesia che Egli dimostra alla sua creatura». La sua delicatezza è ancora più sconvolgente della sua onnipotenza. Colui che ha ogni potere in cielo e sulla terra è Colui che dice «Ecco, Io sto alla porta e busso» (Ap 3,20).

 

-----------

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere fotocopiata, riprodotta, archiviata, memorizzata o trasmessa in qualsiasi forma o mezzo – elettronico, meccanico, reprografico, digitale – se non nei termini previsti dalla legge 22 aprile 1941 n. 633 e successive modificazioni ed integrazioni. E’ consentito riprodurre l’opera a condizione che sia integrale (o in parte) e che sia citato l’autore e la fonte (www.buonanovella.info) a cappello dell'articolo citato.

Ultima modifica ilDomenica, 29 Dicembre 2013 23:54
Sr. Giovanna Cereti

Clarissa di Forlì; 20 anni di lavoro come psicologa e psicoterapeuta + attività varie di insegnamento, tra cui quella all'ISSR di Forlì; dal 2000 in monastero, dove ha fatto la professione solenne nel 2008




Per poter lasciare un commento devi prima fare il login oppure effettuare la registrazione

17°C

Roma

Bel tempo

Umidità: 63%

Vento: 9.66 km/h

  • 11 Apr 2016 20°C 13°C
  • 12 Apr 2016 23°C 16°C
I segni dei tempi li sappiamo riconoscere?