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Il Rosario - Misteri del dolore: Gesù nel Getsemani

I misteri del dolore sono i misteri della passione e morte di Gesù, che sperimenta e abbraccia ogni umana sofferenza. Hanno i colori intensi e forti del tradimento e dell'angoscia, della solitudine e del dolore, della tragedia e del mistero che pone fine alla vita in questo mondo.

Gesù nel Getsemani

C'è una bella luna, stanotte. La sua luce quieta invita al silenzio. Le ombre degli ulivi risplendono di riflessi argentati nel vento leggero di primavera.

Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni si incamminano a passi lenti tra gli alberi, custodendo nel cuore le parole e i gesti intensi appena vissuti.

Gesù li ha chiamati a parte con sé, i discepoli più cari, come per essere accompagnato e sostenuto prima della morte.

Gesù sa che la sua ora è giunta. L'ora della partenza da questo mondo. L'ora del ritorno al Padre. E benché lo sappia, e benché ami il Padre con tutto se stesso e si senta da Lui amato, Gesù ha paura. Paura e angoscia. E tristezza.

La sua carne e il suo spirito vacillano di fronte all'ineluttabile voragine che sta per inghiottirlo, alle tenebre che stanno per avvolgerlo, agli artigli del male che stanno per ucciderlo.

Non ci sono soluzioni, né alternative, né vie d'uscita. La sua vita sta per finire.

Gesù si allontana dai discepoli. Ha bisogno di silenzio e solitudine, ha bisogno di pregare.

Ha bisogno di suo Padre. Di dialogare con Lui e sentirlo vicino. Di implorarlo ed essere aiutato a morire in questo modo ingiusto e atroce. Senza colpa, senza difesa, senza pietà.

Lui, il Figlio di Dio venuto nel mondo per salvarlo.

Il terreno del giardino si colora di rosso. È il sangue dell'amore e del dolore, che l'anima e il corpo di Gesù non riescono più a contenere. La passione è cominciata.

Gli apostoli dormono, ignari e stanchi. Gesù li sveglia, li richiama. Ancora una volta. L'ultima.

In questo piccolo Eden, come alle origini, l'uomo tradirà e fuggirà da Dio.

Ma Gesù è qui per questo. Per noi.

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Ultima modifica ilVenerdì, 05 Settembre 2014 09:27
Regina

Quando sono entrata in monastero, nel secolo scorso (nel lontano 1988), si scriveva ancora a mano, si spedivano le lettere e le cartoline di carta, si aveva in dotazione personale un kit "da ufficio", composto da penne, pennarelli, gomma, righello, fogli, buste, cartoncini, forbici, colla... Il mondo aveva un altro ritmo.

Poi nacque qualcosa di nuovo che lo accelerò, lo trasformò, come si trasformano le particelle di un atomo in presenza di nuovi componenti. E ci fu un nuovo ingresso in monastero: il computer.

Entrò cercando di capire e di farsi capire, perché parlava un'altra lingua, sconosciuta fino ad allora. Ma si inserì così bene nella nuova realtà che presto divenimmo inseparabili.

E fu così che Dio mi prese nella rete, per lanciarmi in spazi lontani senza spostarmi, per navigare senza imbarcarmi, per creare senza cercare oggetti.

Con quale scopo lo capirò strada facendo, anzi, giga facendo. Lui me lo dirà.

La rete raccoglie ogni genere di pesci...io vorrei essere di quelli buoni.

Perché nella rete del Padre mio ci sono molti posti, ed e' bello esserci.




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