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Il Rosario - Misteri della gioia: Presentazione al Tempio

Il quarto mistero della gioia ha i colori chiari dello sguardo di Simeone, il vecchio-fanciullo, capace di attendere tutta la vita, di riconoscere il Messia, di esultare.

Ha i colori chiari dello sguardo di Maria e di Giuseppe, affacciati sul mistero di quel Figlio donato dal Signore, e a Lui restituito.

GESU' VIENE PRESENTATO AL TEMPIO

Eccolo! Lo sguardo di Simeone viene attratto da quella famigliola in cammino verso il tempio.

I suoi occhi, come il teleobiettivo di un reporter, si focalizzano sul Bambino.

"E' Lui!" annuncia una voce silenziosa nel suo cuore. Simeone sobbalza. E' dunque giunta l'ora della salvezza per Israele? Il compimento della promessa di Jahvè? E' davvero davanti a lui il Messia?

Simeone è avvolto da un turbinio di sentimenti, squarciato da emozioni pulsanti...respira, guarda, pensa, prega, immagina, vede, palpita... Sì, è questo il giorno che lui aspettava, alimentandolo di fede e di speranza. è questo il Bambino venuto ad accendere una lampada eterna nel tempio di tutti i popoli.

Ora si possono sciogliere i fragili legami del suo corpo terreno. Simeone si sente svuotato come da un parto sconosciuto e tenacemente atteso.

Si avvicina, prende il Bambino dalle braccia di Maria e lo innalza. Per benedire, per essere benedetto. Per salvare, per essere salvato. Per dare la vita, per perderla.

Simeone, inconsapevole, è il primo sacerdote di Cristo, il primo missionario. Lui, un povero vecchio sulla soglia della morte.

Il suo annuncio copre la sola lunghezza delle stanche braccia, ma ha la potenza del ruggito vittorioso. Simeone ha visto, e profetizza. Tutta la sua vita converge, si concentra, si condensa in questo momento.

Maria ode parole strane, penetranti come frecce, arcuate come punti interrogativi...rovina, risurrezione, contraddizione, spada...

E quell'altra profetessa, Anna? Che cosa ha mosso alla lode e all'esultanza la sua vecchiaia?

Maria e Giuseppe tacciono. Sapientemente. Necessariamente. Inevitabilmente.

Doveva essere solo una "presentazione" al tempio, nient'altro...

Ma Gesù è già oltre la legge. E' figlio del Padre suo. E' come Lui. Sorprendente.

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Ultima modifica ilDomenica, 06 Luglio 2014 00:42
Regina

Quando sono entrata in monastero, nel secolo scorso (nel lontano 1988), si scriveva ancora a mano, si spedivano le lettere e le cartoline di carta, si aveva in dotazione personale un kit "da ufficio", composto da penne, pennarelli, gomma, righello, fogli, buste, cartoncini, forbici, colla... Il mondo aveva un altro ritmo.

Poi nacque qualcosa di nuovo che lo accelerò, lo trasformò, come si trasformano le particelle di un atomo in presenza di nuovi componenti. E ci fu un nuovo ingresso in monastero: il computer.

Entrò cercando di capire e di farsi capire, perché parlava un'altra lingua, sconosciuta fino ad allora. Ma si inserì così bene nella nuova realtà che presto divenimmo inseparabili.

E fu così che Dio mi prese nella rete, per lanciarmi in spazi lontani senza spostarmi, per navigare senza imbarcarmi, per creare senza cercare oggetti.

Con quale scopo lo capirò strada facendo, anzi, giga facendo. Lui me lo dirà.

La rete raccoglie ogni genere di pesci...io vorrei essere di quelli buoni.

Perché nella rete del Padre mio ci sono molti posti, ed e' bello esserci.




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I segni dei tempi li sappiamo riconoscere?