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Il Rosario - Misteri della gloria: Gesù risorge da morte

I misteri della gloria completano il percorso di meditazione del Rosario, che inizia con la gioia, si illumina di luce, entra nel dolore e si conclude nella festa in cielo.

Sono misteri "impalpabili", per così dire, poco narrati dai vangeli e un po' lontani dalla nostra concretezza. Sono misteri, insomma, più "misteriosi" degli altri. Ci parlano di fatti di fede "intensa", che mettono alla prova la nostra ragione e ci proiettano in una dimensione futura, che attende anche noi. Preghiamoli con speranza e desiderio, con lo sguardo aperto e il cuore amante di chi cerca oltre i confini dell'umana sapienza.

GESU' RISORGE

Il tempo non esiste nella tomba. Qui apparentemente non esiste nulla, a parte il buio e il freddo.

Il corpo senza vita di Gesù giace inerte nel silenzio, lontano da sguardi e voci, destinato, come tutti i cadaveri, alla decomposizione.

È questo il senso dell'esistenza? Neanche il Maestro è sfuggito agli artigli della morte, lui che pareva avere il potere su di essa.

Eccolo qui Gesù, il profeta, il messia. La sua vita, breve e luminosa come un lampo, lascerà un bel ricordo. Ma i ricordi non durano a lungo, non cambiano la realtà. E la realtà dell'uomo ripete una nota sola dall'inizio dei tempi: tu finirai. Semplice e inevitabile. Tragicamente vero. Per tutti, da sempre.

Gesù sembrava diverso, Lui ne aveva risuscitati di morti... Ma come potrebbe risorgere se stesso?

La sua vita è stata crocifissa su quel legno, senza pietà, lasciando ai discepoli l'unica consolazione di una dignitosa sepoltura.

Le ore passano, scivolando silenziose come gocce millenarie sulla roccia, come echi tormentati di ricordi e di dolore, come onde di struggente e desolata nostalgia.

Che cosa separa l'interno del sepolcro dall'esterno? Tutto. Due mondi incomunicabili, divisi dalla linea intransigente della morte. Ed è in questo “non luogo” che si trova Gesù. Perché Gesù non poteva che entrarci, in questo assurdo limite alla fame di vita dell'uomo, non poteva che condividerlo, che starci dentro. Per questo era nato. Per essere come noi. E accompagnarci ovunque, sempre. Anche nella morte. E restarci accanto, quando attorno non c'è più niente e nessuno. E riaprirci la porta della vita, tenendoci per mano. Come il Padre ha fatto con Lui, quella luminosa notte di Pasqua. Senza parole, con i fatti.

Nessuno ha visto come sia successo che un morto, "quel" morto, sia uscito dalla tomba ...vivo. Nessuno può dire come sia stato possibile che la vita rifluisse e rianimasse quell'uomo straziato, ucciso e sepolto da tre giorni. Nessun testimone al fatto più straordinario della storia.

Come in una nuova creazione, nel buio e nel silenzio, il Padre ha toccato quella carne, l'ha sfiorata con lo sguardo, le ha sussurrato parole d'amore, colmandola di Sé.

Come in una nuova creazione, con potenza e libertà, il Padre ha rigenerato l'Uomo, strappandolo al dominio della morte. Come un nuovo Adamo, ha ricreato il Figlio, per farne il primogenito dei risorti. Perché ognuno di noi, credendo il Lui, avesse la vita. La vita nella carne, la vita nello spirito, la vita eterna, quella che non teme la morte, né dell'anima, né del corpo, la morte quotidiana e quella dell'ultimo giorno... perché in quel sepolcro Gesù è risorto. È risorto perché era Dio, e noi siamo come Lui, figli destinati a una vita senza fine. E il Padre ce l'ha detto. Senza parole, con i fatti, in quella luminosa notte di Pasqua.

Ci crediamo? I discepoli, oggi, siamo noi. E, come loro, con questa notizia possiamo cambiare la storia. Ogni storia. Anche, e soprattutto, la nostra.

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Ultima modifica ilDomenica, 19 Ottobre 2014 00:07
Regina

Quando sono entrata in monastero, nel secolo scorso (nel lontano 1988), si scriveva ancora a mano, si spedivano le lettere e le cartoline di carta, si aveva in dotazione personale un kit "da ufficio", composto da penne, pennarelli, gomma, righello, fogli, buste, cartoncini, forbici, colla... Il mondo aveva un altro ritmo.

Poi nacque qualcosa di nuovo che lo accelerò, lo trasformò, come si trasformano le particelle di un atomo in presenza di nuovi componenti. E ci fu un nuovo ingresso in monastero: il computer.

Entrò cercando di capire e di farsi capire, perché parlava un'altra lingua, sconosciuta fino ad allora. Ma si inserì così bene nella nuova realtà che presto divenimmo inseparabili.

E fu così che Dio mi prese nella rete, per lanciarmi in spazi lontani senza spostarmi, per navigare senza imbarcarmi, per creare senza cercare oggetti.

Con quale scopo lo capirò strada facendo, anzi, giga facendo. Lui me lo dirà.

La rete raccoglie ogni genere di pesci...io vorrei essere di quelli buoni.

Perché nella rete del Padre mio ci sono molti posti, ed e' bello esserci.




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