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Il silenzio di Dio

Signore dove sei? Perché non parli? Perché sei chiuso nel tuo cielo?

Ti parlo e non ascolti, ti invoco e non rispondi.

Ho smesso di pregare. Non so nemmeno più come pregare, cosa chiedere.

Mi sento come un albero spoglio e morente. Levo queste scarne braccia al tuo cielo chiuso, affondo queste deboli radici nella terra arida della mia fede povera. Nulla.

Inutili le preghiere, inutili i riti, così vuoti. Vi partecipo ma è come non ci fossi. Non ci fossi io, non ci fossi Tu. A che servono questi inchini, a cosa questo piegare le ginocchia? A che serve tutto questo incenso? A che serve questa ripetizione di gesti sempre uguali a se stessi, di parole sempre uguali a se stesse?

È tutto così privo di senso, quasi mi dà noia…

Eppure, una volta, questo riempiva la mia vita, mi alzavo con la lode sulle labbra, la Scrittura era mia compagna, i gesti accompagnavano la mia voce con totale naturalezza, mi incontravo con i fratelli, Ti incontravo nella Parola e nel Pane e questo mi dava gioia.

C’è una sottile nostalgia che mi sale dentro.

Cosa devo fare?

Forse dovrei solo lasciar fare a te, mio Dio, perché tu sai di cosa ho bisogno. Tu sei mio Padre.

E dovrei ricominciare a dire quelle piccole preghiere imparate da bambina, e dirle come allora, con cuore di bambina, piano piano: “Padre nostro che sei nei cieli…”

Tornerò a pregarti, Signore, e quelle preghiere semplici mi daranno la forza di continuare. E se non ci riuscirò, pronuncerò piano il nome di Gesù, come il pellegrino russo, chiedendo pietà.

Tornerò a piegare le ginocchia e mi scoprirò piccola, povera e umile davanti a Te. E lascerò salire a Te il fumo dell’incenso, a dirti quello che io non riesco più a dire.

E imparerò ad accettare la notte, senza pretendere di cogliere il Tuo mistero, sapendo che sei al di là di ciò ch’io posso immaginare, sei Altro da ciò ch’io mi posso rappresentare. Non ti posso afferrare, non ti posso spiegare, non ti posso piegare.

E imparerò a rimanere nel sepolcro senza disperare, imparerò a vivere il mio Sabato Santo, giorno del nulla e insieme giorno dell’attesa, sapendo che questo vuoto e questa aridità mi insegnano a discernere ciò che è ombra da ciò che è luce.

E si alzerà questa nebbia che mi avvolge l’anima, e si scioglierà questo gelo che mi stringe il cuore.

E ti canterò, mio Dio.

 

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Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere fotocopiata, riprodotta, archiviata, memorizzata o trasmessa in qualsiasi forma o mezzo – elettronico, meccanico, reprografico, digitale – se non nei termini previsti dalla legge 22 aprile 1941 n. 633 e successive modificazioni ed integrazioni. E’ consentito riprodurre l’opera a condizione che sia integrale (o in parte) e che sia citato l’autore e la fonte (www.buonanovella.info) a cappello dell'articolo citato.

Ultima modifica ilGiovedì, 12 Settembre 2013 14:43
Irene Tonolo

Sono insegnante di Religione nella scuola superiore, con una lunga esperienza nell'animazione dei giovani e giovanissimi, esperienza che ho tralasciato per dedicarmi alla famiglia (sono moglie e madre), ma che mi ha segnato profondamente e mi guida ancora oggi nel mio lavoro.

3 commenti

  • Simone
    Simone Giovedì, 19 Settembre 2013 10:18 Link al commento

    E io mi domando sempre come sia possibile che le tue parole riescano sempre a concretizzare i miei stati d'animo....

  • Irene
    Irene Venerdì, 20 Settembre 2013 14:47 Link al commento

    si vede che abbiamo cammini spirituali simili io e te... :)

  • Irene
    Irene Venerdì, 20 Settembre 2013 14:54 Link al commento

    Sono debitrice per questo "pezzo" a una riflessione di Americo Bejca, eremita, pubblicata sul Bollettino Salesiano di marzo 2013.




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