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Io… e la Tua Passione

In questo tempo di grazia, Signore, viene ancor più forte il desiderio di immergersi in quell’immenso atto d’amore consumato sulla croce, di lasciarsi stupiti dalla sua grandezza. Vivere la passione non è un esercizio intellettuale, di memoria e immaginazione, ma partecipazione reale. Cosa provavi sulla croce più di duemila anni fa? Quello che provi ogni qualvolta vieni schiacciato dal peso delle infiniti croci sulle quali quotidianamente e in modo spietato ti inchiodiamo: tanto dolore. Cos’è cambiato da allora Signore?

Ibis ad crucem. Parole tremende, non c’è sofferenza e morte peggiore. Rivolgo lo sguardo verso il Tuo santo corpo seviziato da colpi, insanguinato, nudo e disprezzato. Una corona di spine, un volto sofferente, il supplizio. I polsi stretti dalla fune ruvida, le spalle schiacciate dal peso crescente della croce, le mani e i piedi trafitti da chiodi. Hai sete, ma le Tue labbra ricevono fiele e aceto. Poi il costato trafitto dalla lancia e senti la vita spegnersi in quel corpo, come diceva Isaia, privo ormai di qualsiasi bellezza umana. Sconfortato, tradito, umiliato, abbandonato nello stato più straziante che si possa sopportare. Crocifisso di fronte al mondo, biasimato da tutti, prima maltrattato secondo il piacere dei tiranni finché diventi una piaga. Crocifisso fuori le mura perché pubblicamente escluso, disconosciuto e rifiutato; Ti sei ritrovato nella sofferenza e nella morte di ogni uomo, ma la morte non Ti ha vinto. Di fronte a tutto questo c’è da restare in silenzio, strabiliati. L’umanità irriconoscente, la stessa di sempre, quella che Ti aveva atteso per qualche migliaia di anni: dai patriarchi ai profeti, al popolo ebreo, a noi, gli irriconoscenti di oggi. Sotto la Tua croce si è pienamente riversata la cattiveria e la miseria umana, uomini senza pietà che godevano soddisfatti e provavano piacere a guardarTi in quel modo.

I cuori di pietra Te li ritrovi di fronte adesso, Signore, gli stessi di allora, incapaci di vederti Dio; troppo pieni di noi per riconoscerci bisognosi di Te, troppo grezzi e materiali da poter comprendere e piangere i propri peccati, il Tuo dolore. Troppo deboli per riconoscerti Dio in una società nella quale, come allora, sei scomodo. Siamo diventati i nostri stessi idoli Signore, e costruiamo idoli ovunque attorno, dai nostri bisogni, dal denaro, dalla professione. Oggi come allora non abbiamo il coraggio di ribellarci all’ingiustizia delle perpetue crocifissioni, seppur credenti, e non più per paura, ma per vergogna e indifferenza. Aiutaci a fermarci dal correre ininterrottamente, nella consapevolezza che tutto ciò che abbiamo di materiale resta qui. Facci comprendere che possiamo essere liberi e felici, che la libertà non è sinonimo di anarchia, ma che significa abbracciare valori autentici, la Verità che è in Te.

Non abbiamo in mano la corona di spine, né una lancia; ma abbiamo egoismo, odio, indifferenza, invidia, pensieri impuri; abbiamo passioni, spreco, intolleranza, vanità; abbiamo aborto, droga, violenza e quanto ancora … Ti recano una sofferenza peggiore Signore, perché senza fine. Così come Tu non smetti mai di amare, non ci decidiamo mai di smettere di crocefiggerti. Sei venuto per insegnarci l’amore, ma non sappiamo corrispondere. Hai abbracciato la croce per insegnarmi quanto forte e profondo possa essere l’amore, perché io possa vedere chiaro e provare astio di fronte a quelle colpe che quotidianamente sottovaluto, trovando giustificazioni mancine e attenuanti ridicoli. Diceva un santo che la grandezza di un corpo si riconosce dalla sua ombra. Basterebbe che guardassi il Tuo sacrificio per comprendere la grandezza della mia colpa.

Il tradimento di Giuda è il mio tradimento; per una bugia, per soldi e potere, per un piacere passeggero, per vanagloria. Tutti siamo sotto la croce Signore, laici e consacrati, ricchi e poveri, anziani e giovani, come allora. Persone con nel cuore religione e principi ma senza Dio; noi, coloro che pensiamo di essere buoni e di saper accogliere la Parola ma che non amiamo il prossimo, non abbiamo tempo per darti da mangiare e da bere, per vestirti nel fratello povero e bisognoso; noi che non abbiamo tempo per un atto di carità, per una carezza, per un sorriso, noi che siamo scarsi di amore e perdono.

Sulla croce hai dato senso alla nostra esistenza. Fai in modo, Signore, che io non lo dimentichi più. Perdonami la durezza del cuore, l’irriconoscenza, prima ancora dei peccati. Donami consapevolezza dei mali che per tanto tempo ho alimentato, dolore per ciò che Ti ha ferito in modo da farti scendere da quella croce e rendere fecondo il Tuo sacrificio. Mi pento e mi duolo per tutto il male che ho provocato e accettato. Voglio amarti così come Ti amano i santi, Signore, nella concretezza della quotidianità. Gregorio il Teologo ci esortava ad imitare la Tua bellezza, la perfezione, senza scartare l’amarezza, il dolore, l’umiliazione ingiusta, la croce. Fai in modo che io non cerchi di sfuggire a tutto ciò; significherebbe amarti a metà, non avrebbe senso; mi perderei la parte più bella di Te.

Dammi il desiderio di morire non al mondo, l’opera delle Tue mani è troppo bella, ma al peccato, alle passioni, a tutto ciò che del mondo non Ti appartiene.

Le parole sussurrate sulla Croce parlano di perdono infinito, di infinita tenerezza, di Te che in qualsiasi momento e nonostante tutte apri le braccia paterne e accogli. Fai che il mio pentimento sia sincero, come quello del ladro crocifisso insieme a Te, che a differenza mia non ebbe bisogno di miracoli e grazie per credere che sei Dio; ha creduto in Te e si è abbandonato a Te quando, agonizzante e morente, in apparenza di Dio avevi così poco. Dammi la fede di quel ladro Signore. Perdona la mia scarsa sopportazione, i continui lamenti, la scontentezza e il mormorio di fronte a ostacoli insignificanti e fai crescere in me il desiderio di imitarti, soprattutto sulla croce. Fai che il mio cuore bruci d’amore per Te.

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Ultima modifica ilLunedì, 20 Marzo 2017 10:08
Andreea Chiriches Leone

Sposata e mamma, laureanda in lingue e culture straniere, professa perpetua nell’Ordine Francescano Secolare.
Autrice del blog “Passione di Cristo, passione per la vita” , raccolta di riflessioni condivise nella speranza che possano rivelarsi utili, come spesso si può rivelare utile una parola, una prospettiva diversa, l’esperienza condivisa.

Sito web: https://deealeonedei.wordpress.com/



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