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...Ma tu dominalo

I fatti di questi giorni ci hanno lasciato e continuano a lasciarci annichiliti.

Padri che uccidono figli, mariti che uccidono mogli, con ferocia tale che solo immaginare ci strazia l’anima.

Com’è possibile che si scateni una tale forza distruttiva? Da dove viene?

Dal cuore dell’uomo. Bisogna dirlo, viene dal cuore dell’uomo. L’uomo, questo impasto di bene e di male, questo essere capace di innalzarsi fino a vette di bene e insieme di raggiungere abissi di male. Il suo cuore, questo mistero grande, fatto per pompare vita, per pompare amore, capace di ospitare morte.

A volte, è vero, ci prende la rabbia. Può essere scatenata da diversi motivi, un legittimo senso di giustizia… oppure un egoismo becero che svela tutta la nostra bassezza. E in questo caso l’altro non è più un fratello, ma un nemico, un ostacolo insidioso alla nostra realizzazione personale. Nemmeno più qualcuno, ma qualcosa, da eliminare a ogni costo.

Entriamo in un vortice che ci porta giù, sempre più giù. Pare impossibile tornare indietro, ci troviamo invischiati, il male sta prendendo possesso di noi. Il cuore smette di funzionare, si indurisce, si incancrenisce, si sclerotizza. Se il male ha trovato una breccia, si è insinuato nel cuore, può arrivare a corrompere tutto. Eppure è possibile fermarsi. Eppure è possibile tornare indietro. Quella brutta bestia che si agita dentro di noi, noi possiamo dominarla. È quello che leggiamo in quel passo di Genesi in cui Caino, dopo aver ucciso Abele, si sente riprendere da Dio con queste parole: “Il male sta accovacciato alla tua porta, ma tu dominalo!”. Il male, qui descritto come un animale rabbioso pronto a balzare verso di noi, può non avere il sopravvento su di noi. A patto di tenerlo a bada, di zittirlo, di mettere a tacere il suo ringhiare furente.

Non lasciamo che la rabbia parli al cuore. Chiediamo a Dio di non abbandonarci nella tentazione, di liberarci dal male, di imparare a dominare quella bestia. Lui è nostro Padre! E se proprio ci viene da alzare le mani verso il fratello, facciamolo diventare un abbraccio. Non possiamo far del male a una persona quando la abbracciamo. E un abbraccio cura molte ferite. Così come le lacrime.

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Ultima modifica ilLunedì, 30 Giugno 2014 23:59
Irene Tonolo

Sono insegnante di Religione nella scuola superiore, con una lunga esperienza nell'animazione dei giovani e giovanissimi, esperienza che ho tralasciato per dedicarmi alla famiglia (sono moglie e madre), ma che mi ha segnato profondamente e mi guida ancora oggi nel mio lavoro.




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