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Quel lago mi ha cambiato la vita

Nel cuore di ogni uomo di buona volontà alberga il desiderio di cambiare il mondo in meglio. Di fronte al male che viene gridato, si desidera fare la differenza in positivo e lasciare un segno che possa scuotere il torpore delle persone.

Tutti vogliono essere riconosciuti come “grandi”, tutti in un modo o in un altro vogliono essere ammirati e così in qualche modo sentirsi amati. Per anni il mio desiderio è stato quello di cambiare il mondo, desiderio santo, ma vedeva me protagonista che in qualche modo facevo qualcosa di incredibile. Di fronte a questo desiderio si presentava la tentazione satanica che mi diceva: “vedi quante persone? Il mondo è mio e non cambierà mai”. Da una parte la voglia di lasciare il segno e modificare in meglio il mondo, dall’altra la frustrazione della mia piccolezza e la relativa tentazione di lasciar perdere.

Nell’estate del 2012 partecipai ad un pellegrinaggio, organizzato dal mio padre spirituale, in terra santa. In quell’occasione ho avuto la grazia di visitare i luoghi dove Gesù ha vissuto e comprendere meglio passi del Vangelo in precedenza letti. Tante cose mi colpirono ma il momento più importante fu la vista da una collina del lago di Galilea.

Ricordo che era sera, il sole già oltre la linea dell’orizzonte e dal luogo in cui mi trovavo potevo vedere tutto il lago. Oltre alla bellezza del paesaggio, fu importante ascoltare che una buona parte della missione di Gesù si svolse intorno a quel lago!

Queste parole mi fecero capire profondamente che per fare cose GRANDI bisogna vivere bene le PICCOLE. Gesù che era il Figlio di Dio se voleva poteva essere presente in più luoghi contemporaneamente e raggiungere così più persone giusto? Eppure scelse di camminare tra strade polverose, tra piccoli paesi, in mezzo a pescatori e contadini, vivendo il PICCOLO con la GRANDEZZA dell’amore verso il Padre e i fratelli.

Tutto questo finalmente mi diede una grande pace. Cercavo di cambiare il mondo o cercavo la mia gloria? Compresi che la santità rifugge il più possibile dagli applausi del mondo e che bisognava giocarsi nelle piccole realtà quotidiane.

Tutto questo mi diede la pace di affrontare con amore e gioia i servizi pastorali, senza più guardare il numero dei partecipanti, ma donando con un si tutto me stesso anche all’unico ragazzo che incontravo. Scesi dal palco, andai nel buio della sala, lontano dai riflettori e così iniziai a incontrare le persone.

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Ultima modifica ilLunedì, 01 Agosto 2016 10:51
Daniele Picconi

Daniele Picconi, 32 anni, lavoro a Treviso come professore di religione, baccellerato ad Assisi, sposato con Valeria Bernardi, amo credere che il mondo possa cambiare partendo dalla mia conversione.




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