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'S' come… SCELTA

Oggi ci fermiamo sulla parola “scelta” che il dizionario definisce come la preferenza accordata, tra più cose o persone, a quella giudicata migliore, più adatta, più conveniente.

Mai come in questo tempo sembrerebbe costantemente garantita la possibilità di scegliere. Il mercato moltiplica le opzioni; il linguaggio pubblicitario propone la più ampia varietà di modelli o di tipi per uno stesso prodotto. “Poter scegliere” appare come la più chiara e irrinunciabile manifestazione della libertà personale, che si tratti di un canale televisivo, di un gestore di telefonia, di un dentifricio o di un partner.

Proprio qui si intuisce il destino strano dell’esperienza indicata dal termine scelta: quando la possibilità di scelta è pressoché continua e illimitata su tutto, l’atto di scegliere viene quasi ad essere vanificato. Scegliere infatti implica sempre operare una separazione: questo sì, tutti gli altri no; prendo questo, lascio tutto il resto. Ovvero rinuncio ad alternative di per sé ugualmente attraenti o addirittura buone, perché ne seleziono una che definisco come mia.

A meno di non sottoporci ad una qualche forma di consapevole ascesi, non è questo che viviamo nel rapporto con le cose: ci viene continuamente offerto di tutto e sovente abbiamo i mezzi per procurarcelo. Così anche quando diciamo “scelgo” sarebbe più esatto dire “provo” perché tale è il nostro atteggiamento. Sottinteso: “se non sono totalmente soddisfatto o se mi stanco, cambio, ovvero scelgo un’altra cosa”.

Una più ampia possibilità di scelta non rende le persone più capaci di scegliere: e se qualcuno si ritrova ad oscillare in una perenne indecisione, pronto ad accusarsi di aver sbagliato non appena la scelta è stata compiuta, per molti l’esito è piuttosto l’insignificanza della scelta. Nelle piccole cose come in quelle più significative, l’atto di scegliere rischia di non essere più espressivo della libertà della persona che si definisce (ponendosi un limite e assumendo contemporaneamente un impegno), ma piuttosto di una illusoria generalizzazione del principio del piacere che fa balenare il miraggio di poter avere tutto, di poter fare tutto, di poter andare ovunque. Così ogni scelta viene percepita come reversibile: “adesso prendo/faccio questo, poi vedrò”.

Diventa evidente a proposito delle cosiddette “scelte di vita”: scelte nelle quali la persona impegna se stessa e il suo futuro in un per sempre (che di fatto la limiterebbe ed escluderebbe altre alternative) spesso per noi diventano “prove”. E la fedeltà perseverante ad un progetto o a un rapporto liberamente scelto si fa ardua, incomprensibile, impopolare.

Altro indicatore interessante da considerare è la fatica con cui stiamo di fronte a ciò che non può essere scelto. La nostra vita è piena di realtà di questo tipo: non abbiamo scelto di nascere in questo tempo e in questo luogo, di avere questo corpo, questa intelligenza, questi doni e questi limiti; non sceglieremmo mai neppure un semplice imprevisto, non parliamo poi di un incidente, una malattia … la morte. Anche di fronte a ciò che non abbiamo scelto si apre lo spazio di una scelta: che non è quella di non vivere quella realtà, ma quella assai più seria di come viverla, di quale senso darle.

Abbiamo forse bisogno di riscoprire la scelta comeresponsabilità piuttosto che come puro e semplice diritto. E può aiutarci in questo “tuffo in profondità” il significato che ritroviamo nella Scrittura, dove la parola è riferita molto spesso a Dio; di Lui si dice che “poiché ha amato ha scelto”, e questo indica la sua gratuita e ingiustificata preferenza per un popolo: questo è il fondamento dell’alleanza, irreversibile fedeltà che sempre ricomincia. Essere scelto da Dio chiede anche all’uomo di definirsi in una scelta precisa, senza mezze misure, pur se compiuta in tutta la fragilità che lo caratterizza: egli vedrà così realizzarsi nella sua vita la promessa di Gesù: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga”.

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Ultima modifica ilLunedì, 09 Giugno 2014 22:54
Sr. Giovanna Cereti

Clarissa di Forlì; 20 anni di lavoro come psicologa e psicoterapeuta + attività varie di insegnamento, tra cui quella all'ISSR di Forlì; dal 2000 in monastero, dove ha fatto la professione solenne nel 2008

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