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Scommettiamoci il cuore

"Vi ho chiamato amici perché tutto ciò che il Padre mi ha rivelato, l'ho fatto conoscere a voi."(Gv 15,15)

Siamo in uno dei brani centrali del Vangelo, si sta per entrare nella "notte oscura" eppure, pur essendomi riproposta di meditare sulla passione, quel termine "amici" catalizza tutta la mia attenzione. Amici. Ultimamente, mi sa, si è decisamente perso il vero significato.

"Io ho 100 amici su Facebook"
"Pochi... se non ne hai almeno 250 non sei nessuno."

Ma perché non definirli più propriamente contatti?
Scusa ma di quanti sai il colore preferito, il piatto preferito, il libro preferito o cosa hanno provato quantomeno nell'ultimo mese?
L'amicizia, per una ventiquattrenne all'antica come me, passa dalle piccole cose, dal conoscersi pian piano attraverso lo snodarsi degli eventi nel dipanarsi dei giorni insieme. Insieme davvero casomai, e non solo nei social.
Un "mi piace" su una foto, o su quello che scrivi, significherà raramente che quella persona condivide quel pezzo di vita con te, più probabilmente è un anonimo "Sì via ti seguo da lontano..."
Senza compromettersi troppo insomma, senza impegnarsi davvero, senza mettersi in gioco fino in fondo.

Mi ritornano in mente le parole che spesso mi sento ripetere dalle persone a me più vicine, quando mi prende un pò lo sconforto per l'inconsistenza sempre più evidente di tanti, troppi rapporti: "No ma scusa perché continui -perché so bene che lo fai- ad ostinarti nel credere nell'amicizia, casomai anche vera e disinteressata?"
E pur con rabbia talvolta, forse anche contaminata con un briciolo di amarezza, la mia risposta è sempre la solita.
Sì continuo a crederci. E molto probabilmente continuerò. Non mi riesce proprio non crederci. Non sono brava nei rapporti di convenienza, fanno stare male prima di tutto me. Non nego di averci provato, ma i sensi di colpa e quel vuoto asettico che riempiva il cuore dopo mi hanno fatto desistere. E poi anche le amicizie tiepide non fanno per me; io devo dare tutto, è proprio un'esigenza...

Come ha detto in un suo articolo un prete di Roma, don Fabio Bartoli, "...l'amore è una roba di carne, di trippe, di sudore e lacrime, di pelle, di vita, di colore, di sole e fiori, di carezze e tempeste, l'amore è cuore.
Non basta la Carità, ci vuole l'affetto, la tenerezza, la passione, il fuoco.
Cos'è un amore senza cuore?
Cosa è un'amicizia senza il gusto, la passione, la gioia di incontrarsi, di stare insieme, di abbracciarsi, di volersi bene?"

Un rapporto portato avanti per "carità cristiana" può essere un ottimo rapporto ma non basta.
I gesti caritatevoli possono medicare ferite, lasciando cicatrici. Per sanarle completamente occorre trasporto.
Che non vuol dire seguire l'istinto, la pochezza delle pulsioni più sbagliate, bensì dare ascolto a quell'impulso che ti fa voler proprio bene ad una persona, che ti rende impossibile il non gridare ai quattro venti quanto gli vuoi bene e che gioia ti ha dato averla incontrata.
Sì, occorre ogni volta metterci il cuore, scommetterci il cuore; troppo spesso usiamo così tanto (e solo) la testa che ci fa male.
Certo ora dovrei imparare quella gratuità che annienta l'orgoglio, per non sentirmi morire ogni volta che l'altro delude le mie aspettative, ma confido che si può sempre migliorare...!
Per me esiste l'amicizia vera. Rara, bella e disinteressata.
E quando riesce non è un campo minato che al primo passo falso fa saltare tutto in aria; è un tappeto volante, che ti guida, ti solleva, ti fa arrivare sempre più in alto, in Alto da Lui.
In fondo è questo quello che conta: arrivare sempre più in Alto, da Lui.
Sì, per me esiste.
E poi lo dice anche il Vangelo: "Erano tuoi e tu li hai dati a me."

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Ultima modifica ilSabato, 12 Luglio 2014 01:05
Maria Carmen

Mi chiamo Maria Carmen (per tutti Marica), ho 24 anni, studentessa di Economia. Abito a Prato, sono catechista da diversi anni e ciò mi dà una gioia immensa. Una passione mai sopita per la scrittura come modalità preferita per trasmettere emozioni, una mania per la lettura. Sin da bambina ho avuto sempre una spinta particolare a non fermarmi al risaputo ma a continuare a pormi domande ed è così che potrei definire il mio modo di vivere la fede; una ricerca continua, un cammino in salita per cercare di vivere secondo lo Spirito anche nei giorni nostri, prendendo coscienza del fatto che, come diceva la volpe al Piccolo Principe, “L’essenziale è invisibile agli occhi!”, che Dio è veramente dentro di noi e il non vederlo non lo rende meno presente.




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