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Ciao Michele, c’è ancora speranza…

Ciao Michele, ti starai chiedendo con quale presunzione e da quale alto piedistallo ti scrivo queste parole, nessuna presunzione, nessun piedistallo, sono una ragazza semplice, ho vent'anni e oggi credo nella vita.

Vent’anni… forse sono troppo pochi per poter dire qualcosa, ma alla fine, come hai detto tu, i limiti sono soggettivi. Anche io, come te, posso annoverare piccole o grandi liste di errori, di tentativi falliti, e anche io, come te, sto cercando di darmi uno scopo, sto tentando di collocare la vita dentro un senso che le possa dare una direzione. Hai ragione, le domande non finiscono mai, così come non finiscono gli sforzi, i dubbi, le critiche, i sentimenti non ricambiati, i risultati non ottenuti, non finiscono mai le attese degli altri, gli standard che incasellano in tabelle anonime, create sul parametro dell’efficienza e escludenti l’unicità, la bellezza, la rarità che ogni persona porta con sé. Hai ragione, questa realtà non premia i talenti, la sensibilità, non valorizza i sogni, da questa realtà non si può pretendere niente, né sicurezze, né riconoscimenti, né un ambiente stabile.

Hai ragione Michele, questo mondo non era quello che ti doveva essere consegnato e nessuno poteva costringerti a rimanere, però se ti avessi conosciuto ti avrei chiesto di restare, ti avrei chiesto di provare a costruirlo insieme quel mondo che sognavi, che speravi, che per diritto ti doveva essere dato.
Hai ragione, non ci sono le condizioni per imporsi, volevi il massimo e non il minimo, ma il massimo non era a tua disposizione. Chi ti potrebbe dare torto Michele?

Eppure, se oggi fossi qui, non esiterei a dirti che c’è ancora speranza. Siamo noi quella speranza Michele, persone semplici che hanno dei sogni, spesso insultati, derisi, calpestati, persone semplici che ogni giorno provano a creare, con fatica, quello spazio che non ci viene dato. Siamo noi quella speranza Michele, persone giovani alle quali, quotidianamente, viene sottratta la speranza verso un futuro che oggi, più che mai, non è a misura nostra.

Oggi credo nella vita, non era così fino ad un paio di anni fa, quando anche io, come te, preferivo lasciare questo mondo, un mondo che non sentivo più mio, dove non c’era posto per me, per le mie attese, i miei desideri.
È stata proprio quella vita, alla quale non credevo più, a pormi accanto qualcuno capace di vedere le cose diversamente, capace di opporre, al mio scorgere solo un’uscita di emergenza, un plurale che apriva la possibilità a più uscite di emergenza, che non fuggivano dalla vita, ma che erano pronte a scommettere di nuovo sulla vita.

Oggi credo nella vita, credo anche in questo mondo incapace di sperare e di aiutare a sperare. È proprio questo mondo, che non ha il diritto di rubarci la speranza, ad aver bisogno della nostra speranza. Prima o poi, questo mondo si renderà conto che il suo futuro eri tu Michele, e le tante persone che, come te e me, non accettano il compromesso, quello stesso compromesso che vorrebbe ridurre la singolare unicità di ognuno a normalità senza nome né volto.

Ai tanti Michele che, come te, si sentono traditi e accantonati, vorrei dire: costruiamolo insieme questo nostro spazio, questo nostro futuro che ci viene rubato. Oggi credo nella vita… c’è ancora speranza e quella speranza eri tu Michele, quella speranza siamo noi!

(Link alla lettera di Michele, scritta da lui prima del suicidio: Vai alla lettera)

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Per chi daresti la tua vita?

C’è una frase del Vangelo di Giovanni che da sempre mi questiona profondamente, mi scuote, mi “trapassa” l’anima. È la frase del capitolo 15, versetto 13:

Anno nuovo vita nuova

Finisce gennaio e si porta via i nostri buoni propositi per l’anno nuovo. Ammesso che li abbiamo fatti. Ci siamo perfino stancati di fare buoni propositi. Non cambierà niente! Che poi… “anno nuovo”…

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