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Tutto è per noi

Ricordo che quando ero piccolo vivevo i tempi liturgici ‘forti’ (quaresima, avvento) con un atteggiamento di fatica e rassegnazione. Percepivo l’invito a vivere questo tempo come castrante e limitante. Sembrava che qualsiasi cosa bella potessi fare, se non la sacrificavo in nome del tempo che stavo vivendo, potesse essere peccato.

Per me entrare nella quaresima era come entrare in un tunnel in cui l’unico desiderio era quello di arrivare alla Pasqua, non come evento da festeggiare ma come desiderio di uscire da questo percorso pesante e opprimente per respirare di nuovo aria di libertà.

L’esperienza di convento mi ha dato una grande consapevolezza e cioè che tutto è per noi! Nell’ottica di questa consapevolezza anche il tempo è per noi. E se è vero questo, un tempo particolare di riflessione è un tempo per me in cui mi è data un’opportunità maggiore per crescere, per fare sintesi, per aggiustare il tiro, per capire cosa non va e cosa non mi rende felice.

La quaresima, così come tutti i tempi liturgici particolari che la chiesa ci propone di vivere, è un tempo per noi! Non c’è nessun Dio che entrando in questo periodo si aspetta da noi un atteggiamento diverso, più penitenziali, più austero, più attento alle scelte! In questo tempo Dio non sfodera il pallottoliere per contare quanti atti d’amore riusciamo a fare o quante rinunce riusciamo a vivere.

La quaresima è un tempo in cui i nostri fioretti, le nostre rinunce o i nostri atti di carità hanno senso nella misura in cui siamo disposti ad accogliere il mistero che ci viene proposto! Non c’è nessun atto, comportamento, scelta fine a se stessa che possa farci star bene o possa farci sentire a posto. E’ un tempo propizio per noi… se ce lo lasciamo sfuggire come proposta chi ci perde siamo noi! Dio non piange o rimane deluso se venerdì santo mangiamo la carne. Dio è Dio! Con le nostre preghiere, buone azioni e rinunce non accresciamo la sua grandezza. Solo in quest’ottica ha senso una scelta penitenziale dove magari una rinuncia alimentare per esempio, mi serve per capire che il corpo non è padrone di me stesso. Ha senso perché l’ho scelta da una proposta che mi viene fatta! Non so se sono riuscito a farvi passare questo messaggio.

Allora capisci bene che il tempo della quaresima può essere un tempo per lavorare su te stesso ed arrivare a Pasqua almeno purificato dalla falsa immagine che hai di questo tempo. Punta su di te, su quello che sei, su quello che desideri diventare. E se guardi bene hai il desiderio di santità, un desiderio alto ma castrato dalle tante false immagini che ci abitano: quelle su Dio, quelle su me stesso, quelle sulla chiesa. Qui il cornuto ci sguazza.

La quaresima è un tempo per noi, un’opportunità in più per crescere nella fede, nella speranza, nell’amore e nella certezza di quanto siamo amati.

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Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere fotocopiata, riprodotta, archiviata, memorizzata o trasmessa in qualsiasi forma o mezzo – elettronico, meccanico, reprografico, digitale – se non nei termini previsti dalla legge 22 aprile 1941 n. 633 e successive modificazioni ed integrazioni. E’ consentito riprodurre l’opera a condizione che sia integrale (o in parte) e che sia citato l’autore e la fonte (www.buonanovella.info) a cappello dell'articolo citato.

Ultima modifica ilSabato, 28 Marzo 2015 00:14
Agostino Di Meglio

Agostino Di Meglio, classe '74, vivo a Roma dove lavoro come consulente web in una società di informatica. Ho frequentato i primi due anni dell'Istituto Teologico di Assisi. Ho tante passioni tra cui il mare... mi richiama tanto l'infinità di Dio e del suo Amore! Sono innamorato della vita e sono sempre in ascolto di essa, perchè è maestra e perchè è uno dei mezzi privilegiati attraverso cui Dio mi parla.

Sito web: buonanovella.info

4 commenti

  • Paolo Morandi
    Paolo Morandi Sabato, 28 Marzo 2015 12:13 Link al commento

    Ma sai, Agostino, che - pure io e ancora adesso - vivo il periodo della Quaresima con uno spontaneo senso umano di fatica e quasi di fastidio?... Comunque, tutto quanto scrivi "ribalta" bene tale sensazione e giustamente - dunque - insisti sul fatto che, in definitiva, anche "tutto ciò è per noi".
    Attento, però, a certe "idee moderniste" in campo ecclesiastico (v. pure il ben noto "relativismo morale" denunciato da papa Ratzingher).
    Infatti, ad un certo punto hai del tutto "sconfinato" dal Magistero, dicendo: "Dio non piange o rimane deluso se venerdì santo mangiamo la carne".
    Beh, ricordati che nel nostro "Credo" diciamo pure: "Credo nella santa Chiesa cattolica"... E, nei cinque precetti generali, troviamo scritto: "Santificare i giorni di penitenza secondo le disposizioni della Chiesa".

  • Paolo Morandi
    Paolo Morandi Sabato, 28 Marzo 2015 13:36 Link al commento

    Infatti noi cristiani abbiamo il dovere di ubbidire non solo ai "Dieci comandamenti", bensì pure agli insegnamenti della Chiesa per poter percorrere bene la strada della santità: una via di norma "stretta", e non di rado anche difficoltosa, ma che sempre conduce a molti benefìci e autentiche soddisfazioni.

  • Agostino Di Meglio
    Agostino Di Meglio Domenica, 29 Marzo 2015 00:35 Link al commento

    Grazie Paolo della tua osservazione.
    Si è vero, la 'Tradizione', che costituisce uno dei canali di trasmissione della Fede (insieme alla Sacra Scrittura e al Magistero), è la parte 'viva' della Chiesa. E' quella che permette di declinare il messaggio della Buona Novella nel tempo presente e di dargli un volto sempre nuovo!
    Mi guardo bene dalle idee moderniste e liberiste così come dai formalismi 'bigotti' che portano indietro il messaggio liberante della venuta di Gesù! Di chi cerca di propinare un messaggio 'penitenziale' a tutti i costi e austero della gioia cristiana.
    La Chiesa nella sua sapienza non 'obbliga' nessuno a nessun precetto! Nemmeno a Santificare i giorni di penitenza... La Chiesa 'PROPONE' di vivere in un certo modo perchè sà che è il bene della persona ed è la via più facile di incontrare il Salvatore. La persona poi, nella libertà, sceglie di 'obbedire'... di 'fare penitenza'!

  • Paolo Morandi
    Paolo Morandi Domenica, 29 Marzo 2015 10:03 Link al commento

    Sono d'accordo, Agostino, che la Chiesa "non obblighi", bensì proponga; anche nel primo dei cinque precetti, che poi è il III Comandamento, e cioè: "Partecipare alla Messa nella domenica e nelle altre feste comandate".
    Ma pure il Signore agisce nello stesso modo; infatti, tutti i Dieci Comandamenti sono una proposta - un guard rail - per il nostro bene, ossia per proseguire bene nella "diritta via"!
    Perciò teniamo anche sempre ben presente che chi trasgredisce sbanda, pecca, e quindi si fa male e pure propaga il male... Indispensabile pertanto, come tu infine accenni, l'ubbidienza nella libertà di scelta: "Il buon Dio mi ha fatto conoscere l'obbedienza, che è l'unica cosa a Lui più accetta e per me l'unico mezzo di sperar salute e cantar vittoria" (san Pio da Pietrelcina).




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