banner header
Log in

Riscopriamo la Cresima Parte IV

La fortezza da Dio, la gola, la virtù della Fortezza

dal Catechismo della Chiesa Cattolica e Sacra Scrittura

Si chiama "fortezza" sia il dono dello Spirito Santo sia la virtù, la qualità che quel dono produce in noi: se la accogliamo infatti, la forza stessa di Dio diviene la nostra forza. Senza il dono della fortezza le avversità della vita ci colgono impreparati, incapaci di reagire in modo adeguato, anche se si tratta di difficoltà piccole: un brutto voto, una parola cattiva o mal interpretata... figuriamoci con le croci grandi! Da questa mancanza nascono tristezze e depressioni, possono nascere anche malattie psicosomatiche: ci sembra che la vita sia un problema senza soluzione. Non puoi essere felice.

Lo Spirito di Fortezza testimonia al tuo spirito che la morte è vinta dal Signore, i peccati in Cristo sono perdonati, che non c'è fallimento da cui non ci si possa rialzare e che nulla, nessuna difficoltà può separarci dall'Amore di Dio, unica cosa veramente essenziale per la nostra salvezza. Con questo Spirito sarai più forte delle difficoltà che dovrai affrontare, le potrai superare tutte.

Puoi accogliere davvero il dono della fortezza? Per cominciare a esercitarlo, occorre combattere gli atteggiamenti che favoriscono le nostre debolezze: il primo fra tutti è il vizio della gola. Suona strano leggere in alcuni maestri dello spirito l'affermazione secondo cui la gola sarebbe un gran vizio, un peccato di quelli gran­di. Scommetto che tutti noi invece pensiamo sia un peccato da bambini, quando si rubava la marmellata alla mamma o il cioccolatino alla sorella. Certo - pensiamo tutti -, la gola va disciplinata; ma per ragioni di linea, di dieta, per quell'ossessione contro le calorie che ci avvia ad essere una società con il culto del corpo e con una forte minoranza anoressica. Nessuno più collega la gola al peccato o ai vizi capitali. Eppure i maestri antichi non sbagliano. La Scrittura insegna che il desiderio della gola, con Adamo ed Eva, sta all'origine di tutte le passioni. Il peccato originale si manifesta in un voler mangiare e possedere contro il comando di Dio.

La gola è dunque un vizio meno banale di quello che potrebbe apparire. Per­ché sposta l'uomo dal suo centro che è Dio, per asservirlo alle cose, al cibo. Il vizio della gola è dunque una malattia. Si presenta nel corpo ma ha radici nell'anima. L'aspetto più appariscente è che uno mangia per il piacere di mangiare. Il motore che lo muove è l'egoismo, il darsi piacere, gratificarsi, riempire qualcosa che è vuoto: il vuoto di Dio, della sua presenza e del suo amore. Mancando Lui, l'uomo fatto per la felicità la cerca nelle cose; gli alimenti, allora, perdono il loro significato e la loro finalità. Ci sono stati dati come segno: segno che la vita viene da Dio. Mangi assu­mendo ciò che è esterno, non è tuo, non hai fatto tu, ma ti è regalato. Il che signi­fica che la vita non te la dai da solo, ma te la dà Dio, e te la dà attraverso cose buone. Mangiare è sperimentare al tempo stesso la dipendenza e la paternità di Dio.

Ma Adamo vuol mangiare al di fuori di Dio. Vedete come il peccato comincia dal disubbidire alla Parola mangiando. È questo mangiare d'Adamo, di me e di te, che vuoi godere all'infuori di Dio, che ci rovina tutti. Il peccato infatti non è il mangiare in sé. Questo l'ha creato Dio, come segno che la vita viene da Lui, che Lui è Padre e ci nutre. Allo stesso modo anche l'atteggiamento opposto, quadno ti vieti di mangiare rischiando di ammalarti paradossalemnte dipende dal vizio della gola: non mangiare nulla è il rifiuto della vita che ci viene da Dio, cioè odiare se stessi per come Dio ci ha creati. Gesù passava come mangione e beone. E il Vangelo ci ricorda che non è quello che entra dalla bocca a rendere impuro l'uomo, ma quello che esce dal suo cuore. Il mangiare diventa peccato per la maniera in cui è vissuto e consumato. È questa maniera che rompe con Dio, che allontana l'uomo dal centro del suo essere e dalla sua felicità. Per questo occorre che Cristo, nuovo Adamo, vinca la tentazione del mangiare. Gesù rivela ciò che prima di tutto e soprat­tutto fa vivere, esce dalla bocca di Dio; non è quello che entra nella nostra bocca.

C'è un vizio nella qualità dei cibi e un vizio nella loro quantità, un altro c'è nella frequenza. Il goloso cerca sempre e solo squisitezze; ha per motore il piacere della bocca: ecco la qualità. Oppure eccede nella quantità: ingurgita ogni cosa, per­ché lo spinge il piacere del ventre. Oppure magia spesso fuori tempo, quando do­vrebbe fare altre cose, per lui ogni occasione è buona per masticare qualcosa. Per­ché il goloso è un idolatra. Di fatto sostituisce il piacere del cibo a Dio. Allora vive un infantilismo assoluto. Torna o si ferma alla fase orale, quando tutto si riduce a succhiare: dal seno della madre, dalle proprie dita, da tutto ciò che capita tra le mani. Il goloso, proprio perché è infantile, è costretto a vivere sempre la fase orale. Per questo mangia come mangia, o fuma, o spinella, o beve.., ha un rapporto ma­lato con la bocca. Perché ha malata l'anima. Senza il Signore, vive come se essere felici fosse riempírsi sempre di cose. Non immagina che la felicità viene dalla bocca di Dio. Anzi, la Parola di Dio non la capisce, lo addormenta, l'annoia, la sfugge...

S. Pietro dice che per rompere col peccato occorre soffrire nella carne. Già! Perché bere, ad esempio, è ottundere la coscienza, addormentare la vigilanza e il senso morale. Per fare porcherie, molti devono prima ubriacarsi. Mangiare e bere da golosi impigrisce corpo e anima. E' come spalancare le porte del cuore a tutti i demoni, tutti i pensieri impuri. Uno perde la battaglia prima ancora di cominciarla. Perciò il vizio della gola è terreno di cultura di molte passioni, prima fra tutte la lus­suria. Il digiuno, la sobrietà e il controllo sono certamente mezzi utili ed efficaci nella lotta contro questo vizio. Ma la sua radice è estirpata quando ci lasciamo amare dal Signore, condurre da Lui. Come? Mangiando il pane quotidiano della sua volontà, del Suo Corpo fatto per noi. E così che i vuoti delle nostre zone profonde sono riempiti e tagliamo le radici stesse del vizio della gola.

La virtù che acquistiamo accogliendo il dono dello Spirito Santo si chiama anch'essa fortezza, perché facciamo nostra la forza stessa del Signore; è un po' come nello sport: più ci esercitiamo sotto la guida e l'incitamento dell'allenatore, più ci rinfor­ziamo e gli esercizi che all'inizio facevamo con difficoltà, risultano semplici. La for­tezza permette di superare le umiliazioni, la timidezza, la disperazione, le paure che ci condizionano e ci obbligano a nasconderci dietro le maschere; la fortezza so­prattutto produce la pazienza, che è molto importante: a volte occorre portare la croce a lungo, in certe situazioni o con le persone vicino a noi, e la pazienza è la capacità di soffrire per amore al Signore e a chi il Signore ci ha messo vicino.

-----------

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere fotocopiata, riprodotta, archiviata, memorizzata o trasmessa in qualsiasi forma o mezzo – elettronico, meccanico, reprografico, digitale – se non nei termini previsti dalla legge 22 aprile 1941 n. 633 e successive modificazioni ed integrazioni. E’ consentito riprodurre l’opera a condizione che sia integrale (o in parte) e che sia citato l’autore e la fonte (www.buonanovella.info) a cappello dell'articolo citato.

Giovanni Isidori

Studente di Sacra Teologia all'Istituto Teologico di Assisi.

Ausiliario alla Sicurezza presso la Basilica di San Pietro in Vaticano.

Cantore nel coro-guida "Mater Ecclesiae", coro gregoriano di risposta nelle celebrazioni presiedute dal Sommo Pontefice.

Sito web: https://www.facebook.com/giovanni.isidori



Per poter lasciare un commento devi prima fare il login oppure effettuare la registrazione

17°C

Roma

Bel tempo

Umidità: 63%

Vento: 9.66 km/h

  • 11 Apr 2016 20°C 13°C
  • 12 Apr 2016 23°C 16°C
I segni dei tempi li sappiamo riconoscere?