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Saper attendere

Oggi, proprio a causa di “tanto sesso”, esiste una nuova ignoranza di fondo in campo sessuale: molti vivono la loro sessualità sotto forma di “surrogato” e senza neppure saperlo! Non riescono neppure ad immaginare quale gioia, quale fonte inesauribile di forza e di equilibrio psicofisico, possa essere la libera e cosciente edificazione della propria sessualità.

Verso una simile realizzazione si va, però, esercitando una virtù attualmente piuttosto malvista e quindi alquanto trascurata: la virtù della pazienza. Occorre imparare ad esercitare la virtù della pazienza soprattutto con se stessi e, in particolare, con il proprio corpo (che san Francesco, appunto, chiamava “frate asino”); poi verso gli altri e il resto del mondo esterno.

Nulla infatti di veramente positivo, bello e duraturo, si può realizzare su questa terra senza fatica, impegno e - dunque - pazienza. Essa è proprio indispensabile: alimenta l’umiltà e la saggia conoscenza, dando pure origine in tale modo all’autentica forza, la perseveranza.

Ma la pazienza è una virtù, che si conquista con … la pazienza! Essenziale, pertanto, anche nel contesto dei rapporti di coppia (e soprattutto nel periodo prematrimoniale) puntare pazientemente alla reciproca conoscenza dell’animo, al potenziamento delle capacità spirituali, all’esercizio di quell’autentico amore, che - per essere tale - deve essere capace pure di autocontrollo, di negazione di se stessi e quindi di pronto sacrificio anche a favore del partner: tutto ciò sì, che comporta vera “prova d’amore”!

Poiché, infatti, come diceva il santo curato d’Ars: “Si giunge al vero amore, solamente quando si incomincia ad amare anche ciò che costa” … E allora, tutto sommato, quale migliore palestra (specialmente fin dall’inizio della pubertà) per l’esercizio dell’amore autentico - quale miglior strumento, sempre disponibile, per apprendere il dominio di sé e pertanto la felice conduzione dei propri istinti - se non il nostro stesso corpo?

Se due giovani imparano ad amare in tale modo, iniziando dal dominio di se stessi, e in seguito - proprio anche perché sostenuti dalla forza del loro amore - perseverano nel dominare gli impulsi della loro genitalità (imparano, cioè, a pazientare), la loro unione sarà sempre più salda e profonda appunto perché basata sulla rinuncia dell’immediato, dell’istinto, del capriccio.

L’amore vero, infatti, è come un frutto: non si improvvisa né tanto meno si può precocemente assaporare, ma occorre saper attendere con premurose cure. Perché chiunque - volendolo assaggiare - staccasse un frutto non ancora maturo, pur rimanendone poi non pienamente soddisfatto, dovrebbe ormai giocoforza accontentarsi di ciò che con troppa impazienza ha colto; dato che riattaccare il frutto all’albero, gli sarebbe ovviamente impossibile.

Così dunque capita sia in merito ai rapporti prematrimoniali e sia, soprattutto, per quanto riguarda la precocità dei rapporti sessuali fra gli adolescenti: non solo non ci si potrà trovare immediata e piena gratificazione, ma troppo spesso si rimarrà poi in tale contesto condizionati anche per il resto della propria esistenza.

Con l’amorevole attesa, invece, la sessualità - e specialmente quella di coppia - rimarrà intatta, ossia non verrà deteriorata, bensì sarà indirizzata verso una crescita continua, un’autentica maturazione, che potrà poi essere appieno apprezzata e gustata nel matrimonio.

Ma perché proprio nel matrimonio e, in particolare, con rito religioso? Per due fondamentali ragioni: una di carattere psicologico, l’altra trascendentale …

Tutti noi sappiamo, proprio per aver potuto più o meno ben constatarlo, quanto sia debole e quindi pure volubile la natura umana; persino a motivo di profonde mutazioni del tutto indipendenti dalla nostra volontà: “Quand’ero un bambino, parlavo come un bambino, pensavo e ragionavo come un bambino; poi, diventato adulto, ho smesso di fare così” (I Corinzi 13, 11).

Pertanto qualsiasi coppia - davvero convinta di provare non solo reciproca attrazione, ma anche autentico amore e per di più irripetibile; così come, del resto, irripetibili sono pure i singoli componenti della coppia stessa - sempre si augura, unendosi per la vita, che nulla possa mai spezzare una simile unione.

Essendo però, appunto, qualsiasi individuo sufficientemente conscio della precarietà di ogni intento umano, si è sempre ritenuto opportuno - e, dunque, saggio - cautelare un simile impegno di reciproca donazione, ricorrendo pure alla solenne promessa pubblica. Una promessa, cioè, che - emergendo dal privato - rivela, di fronte a Dio e agli uomini, le decisioni prese di comune accordo proprio per renderle definitivamente irrevocabili; e dare così, oltretutto, una sincera prova d’amore in più.

Da: "Felice sessualità nella vita cristiana" (ed. Youcanprint)

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Ultima modifica ilMartedì, 21 Ottobre 2014 00:11
Paolo Morandi

Sono un insegnante in pensione, articolista e saggista, residente nel Trentino. Negli ultimi anni mi sono occupato di problematiche, etiche e morali; in particolare nell'ambito della sessualità, oltre a tutto ciò che concerne il nostro quotidiano modus vivendi.

Sito web: www.paolomorandi.wordpress.com
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