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Non vergognarti di Te

Esci dalla matriosca delle tue paure

(Matteo 10,33)

Se qualcuno si vergognera' di me anche io mi vergonero' di lui...

Sii sincero, confessa apertamente che non vai in chiesa perché ti vergogni, non preghi in pubblico perché ti vergogni, non partecipi al culto perché ti vergogni. Non perché non credi in Dio, non perché sei certo che si tratti di « superstizioni », non perché non senti il richiamo della Fede, che anzi ti piacerebbe seguire il tuo intimo sentimento religioso; soddisfare il tuo bisogno profondo di pace e di serenità interiore, vorresti vivere una vita meno meccanica e più spirituale; il rispetto umano ti arresta, t'irrigidisce, ti spegne tutte le velleità. Confessalo: hai paura dell'ironia di qualche amico, il quale si atteggia a miscredente, non perché convinto, ma per darsi delle arie di fronte a te; hai paura del sorrisetto beffardo di qualche donna insulsa; hai paura che i colleghi ti chiamino bigotto; hai paura di apparire un debole. Ti vergogni di professarti "servo" di Dio e non ti vergogni di strisciare davanti ai prepotenti; ti vergogni di chiamarti cristiano mentre non ti vergogni di vivere da pagano; ti vergogni di chiamarti seguace di Cristo e non ti vergogni di seguire qualche filosofo impazzito; ti vergogni di imitare i santi e non ti vergogni di scimmiottare gli imbecilli; ti vergogni di ascoltare la parola di un sacerdote e non ti vergogni di ingoiare tutte le fandonie di quanti ti ubriacano di politica, d'arte, di progresso, di tecnica e di sport. Ti vergogni di tutto e non ti vergogni di aver paura.
Dunque non una convinzione ti tiene lontano dalla religione, ma una viltà, un istinto infantile, un senso di debolezza. Per timore di apparire un debole, tu diventi un debole. Perché, ti domando, che debolezza c'è a praticare la propria Fede? Che debolezza c'è a professare pubblicamente le proprie convinzioni? Che debolezza c'è nell'essere coerente ai propri principi? Ci vuol più forza a piegare il ginocchio in chiesa che non a dare uno schiaffo in piazza. Ci vuole più coraggio a superare la critica degli sciocchi; ci vuole più fermezza a trascurare le beffe dei conformisti; ci vuole più virilità a ridersi della smorfia di un'oca anziché seguirla nello stagno. Ma tu sei nato non per essere un coniglio ma un soldato; non per essere pecora ma un lottatore; non per vivere d 'occasioni ma di convinzioni.
« Sii dunque un uomo virile » ti griderebbe una donna, Caterina da Siena. Non è ridicolo un uomo che ha la Fede; ma fa compassione chi non ne ha. Non è ridicolo chi vive come crede; ma è spregevole chi non sa vivere come pensa. Meschino e miserabile è chi per non essere criticato dagli altri deve poi condannare se stesso; chi per essere d'accordo con gli altri, dev'essere poi in disaccordo con sé.

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Ultima modifica ilDomenica, 22 Settembre 2013 14:43
  • Citazione: Mt 10,33
Giovanni Isidori

Studente di Sacra Teologia all'Istituto Teologico di Assisi.

Ausiliario alla Sicurezza presso la Basilica di San Pietro in Vaticano.

Cantore nel coro-guida "Mater Ecclesiae", coro gregoriano di risposta nelle celebrazioni presiedute dal Sommo Pontefice.

Sito web: https://www.facebook.com/giovanni.isidori
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