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Soli o ...insieme

“Se vuoi arrivare primo, corri da solo... Se vuoi arrivare lontano, cammina insieme”Proverbio africano

Quante volte abbiamo pensato e magari intrapreso una determinata attività da soli; convinti (dal nostro smisurato orgoglio!) che ce l'avremmo fatta, che eravamo in grado di gestire ogni imprevisto ed ogni difficoltà...

Pur riuscendo nell'impresa, pensando a posteriori all'eventualità di compiere lo stesso percorso in compagnia, con accanto un amico/a o altra persona, ci rendiamo conto la mancanza di qualcosa, di un vuoto che lascia l'impresa solitaria: la condivisione!!!

Pensiamo per un attimo al nostro tempo e al mondo dei social: cosa cercano le persone attraverso questi mezzi, se non (oltre alla notorietà!) la condivisione, il far partecipi gli altri di quanto ci accade quotidianamente, spesso con esagerazioni ed altre sciocchezze ma comunque per quell'anelito inconscio di bisogno di relazione.

L'essere umano si completa nel con-dividere (dividere con qualcun altro), nel vivere un'esperienza insieme a chi amiamo; attraverso la comunione d'intenti riusciamo a sentirci parte di un progetto più ampio, con un orizzonte più aperto.

Inoltre come suggerisce il proverbio africano, è questione di obiettivi.

Per arrivare primo corri da solo, anche se a volte correndo in squadra si possono ottenere grandi risultati e la soddisfazione con-divisa anziché dividersi si...moltiplica.

Per arrivare lontano immancabilmente dobbiamo dividere anzi con-dividere gli sforzi, le energie, colmare le lacune di ognuno con le altrui virtù e capacità, spendere i talenti per “fare squadra”.

Così in questo periodo nel quale i governi europei cercano una strategia comune per dare una risposta seria all'esodo di migranti che fuggono da guerre (peraltro spesso fagocitate e finanziate dall'Occidente!), carestie, violenze e persecuzioni, ci accorgiamo maggiormente delle diverse sensibilità pur nel bisogno di progettare insieme un percorso che tenga conto dell'umanità sofferente, del fratello in difficoltà, del malcapitato malmenato, di cui solo uno “straniero” ha avuto compassione e si è chinato sulle ferite, medicandolo e prendendosene cura.

Come Gesù ha fatto con la povera umanità; prendendosi carico dei nostri peccati, della nostra pochezza e con la Sua stessa Vita ci ha riscattati e salvati, così siamo chiamati a fare anche noi.

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Ultima modifica ilLunedì, 28 Settembre 2015 13:07
Alessandro Bassanini

Mi chiamo Alessandro Bassanini, svolgo volontariato nella pubblica assistenza (SOS Sesto S.G.), attivo in parrocchia sia a Bresso che poi a Milano (gruppo papà), barelliere dell'Oftal Mi da 12 anni con pellegrinaggi a Lourdes a settembre ed altre attività connesse, da tre anni rientrato nell'ambito sanitario (soccorritore 118) ed infine presidente di una piccola Onlus milanese che si occupa di anziani, disagio ed affini nel nostro quartiere.

Twitter: solopace




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