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Stupori incrociati

XIV DOMENICA del T.O. (ANNO B)

Marco 6,1-16

In quel tempo, andò nella sua patria e i discepoli lo seguirono. Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: «Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?». E si scandalizzavano di lui. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E non vi potè operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù andava attorno per i villaggi, insegnando.

La fede dell’emorroissa l’ha guarita dopo dodici anni di pena e di immensa solitudine.
Ha cercato di toccare il Maestro, anche se le era proibito e, invece di contaminarlo, è stata salvata.
La fede di Giairo ha resuscitato sua figlia.
Non ha ascoltato i famigliari che già intonavano il canto funebre per la sua bambina.
Credere che Gesù è colui che domina le tempeste frena le nostre emorragie. Rianima la nostra parte più vera e autentica, il bambino che è in noi.

Ma non credere in lui significa restare inchiodati alla nostra supponenza, imbalsamati nelle nostre certezze, schiavi della nostra arroganza. Chiedetelo ai concittadini e ai famigliari di Gesù.

Stupori
L’evangelista Marco affronta in poche battute un episodio che deve avere profondamente impressionato la prima comunità.
Già al terzo capitolo ci ha parlato di una crescente tensione fra il Maestro e i suoi parenti, scesi da Nazareth con un impegnativo viaggio di due giorni per riportare a casa Gesù, il falegname che si è montato la testa. Da Gerusalemme i custodi della religione ebraica hanno mandato dei controllori per verificare la dottrina e l’azione di questo profeta improvvisato e hanno concluso che, evidentemente, è un indemoniato. La notizia dev’essere giunta in qualche modo a Nazareth e i suoi famigliari, il clan, per tutelare il buon nome della famiglia, si sono precipitati a bloccare Gesù, senza riuscirci.
Ora è lui, sconsiderato, a salire a Nazareth.
Il clima non gli è affatto favorevole: Marco, da abile scrittore, sottolinea un incrocio di meraviglia, di stupore.
Ma in negativo: i concittadini di Gesù si stupiscono (letteralmente sono feriti) dalla sua predicazione.
Gesù è scosso dalla loro incredulità.

Scuse risibili
Perché tanta incredulità?
I parenti di Gesù si fermano alle sue umili origini, alla sua mancanza di titoli, alla sua modesta provenienza. Secondo alcuni biblisti il mestiere di Gesù era il ripiego di chi non aveva dei terreni e che, quindi, diventava il tuttofare della comunità.
Non solo: i profeti del passato avevano tutti origini misteriose, o nobili. E la loro missione era accompagnata da prodigi inconfutabili.
Gesù, invece, non soddisfa queste attese. Anzi, è accusato di essere poco religioso e, addirittura, un pazzo o un indemoniato.
I nazaretani non ascoltano le sue parole, non accolgono la sua prospettiva, non vedono i frutti della sua predicazione… Pensano di sapere, credono di credere, già sanno.
Come i tanti (quanti ne conoscono!) che non ascoltano il vangelo a causa degli scandali che noi cristiani commettiamo.
Intendiamoci: un cristiano che si definisce tale e che contraddice pesantemente i valori del vangelo ci turba e interroga. Ma accanto a uno che tradisce, mille restano fedeli. Accanto a uno che nega il valore del discepolato, diecimila testimoniano nei fatti la verità dell’incontro!
Da parte di chi osserva, di chi giudica, rimane la scelta: o fermarsi al dito o guardare la luna che il dito indica…

I cristiani (secondo Gesù)
I cristiani non sono perfetti e forse neanche più buoni degli altri e forse nemmeno tanto coerenti. Ma questo non basta a fermare la Parola, non basta a fermare il Cristo, non sgambetta il contagioso annuncio della Parola.
Nel vangelo gli apostoli, ben lontani dal nostro modello asettico e idealista di uomo di fede, vivono la loro pesantezza con realismo e tragicità. Ma Gesù li ha scelti, perché sappiano comprendere le miserie degli altri, accettando anzitutto le proprie.
La Chiesa non è la comunità dei perfetti, dei giusti, dei puri, ma dei riconciliati, dei figli.
Fatichiamo ad accettarlo, rischiamo di voler correggere il Vangelo perché noi, in fondo in fondo, siamo un po’ meglio della gente che critichiamo.
Sogno il sogno di Dio: una comunità di persone che si accolgono per ciò che sono, che hanno il coraggio del proprio limite, che non hanno bisogno di umiliare l’altro per sentirsi migliori.

Rifiuti
Gesù è rifiutato, e con lui viene rifiutato il vangelo e la presenza di Dio: troppo umano questo Messia, troppo pesante il suo passo, banale il suo vivere, troppo povero, troppo fragile.
Talora anche noi siamo talmente attenti a sottolineare l’incoerenza dei discepoli da non accogliere il vangelo, talmente scandalizzati dai presunti difetti degli altri da non voler entrare a un altro livello di autenticità e vedere che l’essenziale non è la coerenza costi quel che costi, ma la misericordia.

Ancora intorno a noi uomini e donne profetizzano, leggono la realtà, ci richiamano all’essenziale, innalzano la loro voce nel deserto mediatico che ci circonda.
Ascoltiamoli da vivi i profeti, non da morti!
Riconosciamo i profeti, diventiamo profeti, lasciamo che la Parola ci aiuti a leggere questi tempi e raccontiamolo – Dio benedetto – questo Vangelo.
Malgrado e attraverso la nostra fragilità.

(Fonte: tiraccontolaparola.it)

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Ultima modifica ilDomenica, 05 Luglio 2015 02:34
  • Citazione: Mc 6,1-6
Paolo Curtaz

Scrittore e teologo, pubblica libri di spiritualità in diverse lingue e per diversi editori. Si definisce scherzosamente evangelizzatore free-lance.

Sito web: www.paolocurtaz.it/



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