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Inferno e Paradiso

 

La vita eterna

Catechismo della Chiesa cattolica, 1020ss.; Catechismo degli Adulti, cap.32

Quando ero piccola, mi divertivo a giocare con le mie sorelle con un piccolo origami, conosciuto come “Inferno e paradiso”. Si partiva da una quadrato di carta ripiegato più volte, si infilavano le dita dentro le aperture che si formavano, quindi si apriva e si chiudeva l’origami tante volte quanto indicava il numero espresso dalla compagna di gioco. Il colore che appariva decretava la sorte: inferno, o paradiso, appunto.

Eppure… Eppure l’inferno non è un’alternativa al paradiso, e non è qualcosa che “ti capita”.

Dio non ha creato sin dal principio il paradiso e l’inferno. Quello che chiamiamo “inferno” non è un luogo, ma uno stato, un modo di essere. È essere lontano da Dio, per l’uomo creato per vivere in comunione con Lui. Terribile! Vuol dire il fallimento totale della propria vita. Sei creato per amare, per vivere in comunione piena con te stesso, con gli altri e con Dio, e invece ti chiudi in te stesso, vivi ripiegato su te stesso, e ti chiudi all’amore di Dio. Possibile? Certo, possibilissimo: per il semplice motivo che sei un essere libero!

L’inferno dunque altro non è che il segno della serietà con cui Dio considera la nostra libertà. È la conseguenza intima e logica dell’amore di Dio e della libertà dell’uomo. Se si negasse l’inferno, verrebbero a cadere entrambi. L’amore non è imposizione, non è forzatura: se è amore, lascia libero l’amato. Un amore che costringe lo chiamiamo violenza. Dio non può forzare l’uomo che, con piena consapevolezza e volontà, si chiude all’amore: tradirebbe la sua creatura, le toglierebbe la sua stessa umanità.

Possiamo dire che una persona radicalmente cattiva a contatto con l’amore di Dio proverà una grande sofferenza: non si tratta di una punizione da parte di Dio, ma di una autoesclusione da ogni forma di comunione. Una situazione di infelicità nella quale la persona stessa si è posta.

Il discorso che la Chiesa fa sull’inferno non intende dare informazioni sull’aldilà, ma dare indicazioni di vita: svelare con quali comportamenti l’uomo può creare e crearsi l’inferno sulla terra e mettere in guardia dal pericolo che questo diventi la forma definitiva di esistenza.

E il paradiso?

Se osserviamo come l’arte cristiana occidentale ha rappresentato l’aldilà, ci accorgiamo che gli artisti in genere hanno raffigurato in modo molto convincente l’inferno, mentre le loro visioni del paradiso risultano al confronto alquanto pallide. Noi conosciamo infatti per esperienza diretta la realtà del dolore e dell’orrore, mentre l’esperienza del bello e del buono è piuttosto limitata. Ecco che ricorriamo ad immagini e metafore che vanno dalla banalità del paese di cuccagna alla noia di un’eterna visione intellettuale di Dio.

Cos’è allora il paradiso? Il Catechismo degli adulti (cap.32) così lo descrive: «Armonia con Dio, con gli altri, con la natura e con se stessi: nella gioia eterna si quieterà il desiderio illimitato del cuore; sarà il riposo, la festa, il giorno del Signore senza tramonto». Anche in questo caso, non un luogo, ma uno stato, un modo di essere: essere in Dio, in colui che colma per sempre il nostro cuore. Non ha senso situare il paradiso in qualche parte dell’universo piuttosto che in altre. Il cielo, nel linguaggio religioso, è un simbolo per indicare Dio e, secondo la fede cristiana, la pienezza di vita è essere con Cristo, in Dio.

Sei un piccolo seme, germogliato in terra aspra, cresciuto a fatica con poche gocce di pioggia, battuto dal vento, a stento hai cercato di aprire la tua corolla. Per tutta la vita. Hai allietato lo sguardo che si è posato su di te, col tuo povero profumo hai riempito l’aria. Sei stato dono per gli altri con quel poco che eri, che però era tutto ciò che potevi dare. Ecco che muori. Ora ti si apre il cielo e la terra ti accoglie e ti nutre: puoi esprimerti in tutto il tuo splendore! Essere in paradiso è come sbocciare in pienezza alla luce del sole, e “succhiare” quella luce, e “succhiare” quel calore senza il quale non puoi vivere e da quel cielo ricevere l’acqua senza la quale non puoi vivere. E questo, per sempre.

 

Ultima modifica ilMercoledì, 14 Agosto 2013 16:13
Irene Tonolo

Sono insegnante di Religione nella scuola superiore, con una lunga esperienza nell'animazione dei giovani e giovanissimi, esperienza che ho tralasciato per dedicarmi alla famiglia (sono moglie e madre), ma che mi ha segnato profondamente e mi guida ancora oggi nel mio lavoro.

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