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Riscopriamo la Cresima Parte V

L'intelligenza, la lussuria e la Temperanza

dal Catechismo della Chiesa Cattolica e Sacra Scrittura

L'intelligenza, come dono dello Spirito Santo, non significa "capacità cerebrali", quelle che si misurano con i test: si tratta in realtà del dono del discernimento. Il discernimento è l'attitudine a distinguere in ogni circostanza il bene dal male. Di fronte ai fatti e alle difficoltà della vita quali decisioni prendere? E quando? Chi ha discernimento conosce la propria debolezza e impulsività, perciò sa aspettare che si chiarisca la volontà di Dio, sa chiedere consiglio alle persone giuste prima di decidere. Senza discernimento ogni difficoltà sembra insormontabile, si fanno errori che poi condizionano la vita: per mancanza di discernimento si lascia di studiare, si divorzia, si cade nella disperazione dopo un peccato. Si abbandona la Chiesa sempre per mancanza di discernimento (per una difficoltà o per un fatto negativo assolutizzato, oppure semplicemente se ne sottovaluta l'importanza). Poter distinguere il bene dal male è essenziale per la nostra vita, ma non è semplice quando i problemi ci travolgono. Perciò il Signore ci soccorre con questo dono.

Molte sono le cause che impediscono il discernimento: l'attaccamento al denaro o agli affetti, l'ira, l'invidia, tutti gli impulsi che ci impediscono di riflettere, di ascoltare la voce del Signore; ora, l'impulso più forte che ogni essere umano possiede è la sessualità, che se non viene ben governata diventa un vizio capace di portar via ogni discernimento: si tratta della lussuria. La sessualità ha tanta forza perché è stata creata da Dio per esprimere l'amore nel Sacramento del matrimonio, un amore così forte che unisce gli sposi per tutta la vita ed è fecondo di tenerezza e di figli. La sessualità è come una Ferrari, un'auto bellissima, ma se non sai guidarla distruggerai la tua bella macchina e te stesso con lei.

La lussuria nel nostro tempo è diventata un problema sociale, non solo perché molti ritengono che sia un male governarla, gli stupidi infatti sono sempre esistiti, ma perché i mezzi di comunicazione di massa, televisione in testa, la sollecitano in modo del tutto innaturale diffondendo la pornografia delle immagini, dei discorsi e dei modi di pensare, non solo in certi programmi notturni, ma di continuo, con la pubblicità, gli spettacoli, i notiziari. I produttori, evidentemente privi di scrupoli, conoscono bene la forza della sessualità e vi ricorrono in continuazione per attirare l'interesse degli sprovveduti.

S. Benedetto, che insegna e consiglia a lungo sull'umiltà e sulla sobrietà (il contrario della superbia e dell'avarizia), riduce ad un verbo tutto il suo insegnamento sulla castità. Egli scrive: "castitatem amare". Il che è comprensibile anche a chi non sa il latino o l'ha dimenticato: amare la castità. La lussuria, infatti, dicono i Santi, è un fuoco che si vince con un altro fuoco, più grande, l'amore per il Signore. Chi ama Cristo, lo imita. L'imitazione di Cristo non è frutto di moralismo, cioè di sforzi e pugni stretti, ma di affezione al Signore. S. Giovanni è, per eccellenza, il discepolo casto. Ha posato la testa sul cuore di Gesù. Se la persona del Signore diventa il luogo del riposo e degli affetti, la lussuria è domata.

Questo vizio ha per radice la superbia. In genere tutti i peccati di lussuria sono preceduti da un'umiliazione non accettata, da un torto subito, una tensione, o dal credersi superiori agli altri. Il Signore che non sopporta l'alterigia, in quel caso ci toglie la mano dalla testa, e cadiamo. Chiediamo aiuto e non ce lo dà. Perché vuol condurci a conoscere che cosa abbiamo nel cuore: la radice amara della superbia.

I rami della lussuria sono numerosi. Vediamo i più grossi.

Il primo è l'intemperanza. L'intemperante non conosce la propria misura del bere e del mangiare. Ognuno ha la propria misura, oltre la quale i freni della coscienza cedono e l'istinto si scatena. Il Signore ci ha costruito molto bene e non a caso ha posto la testa sopra il cuore e sopra il sesso. Affettività e sessualità sono forze cieche. Hanno bisogno di redini, di governo. Ma la testa non può guidare se è annebbiata dal vino e appesantita dal cibo. L'intemperanza ci impedisce di essere vigili. La nostra casa resta allora senza porte e finestre. Tutto è spalancato. Entra ogni animale selvatico. Diventi una vigna senza recinzione. Verrà il Signore, ti troverà un fico pieno di foglie ma senza frutti. Ti seccherà. A chi dai tu i tuoi frutti? Al contrario, la temperanza ci porta "a nascondere la nostra vita con Cristo in Dio". Sono nascosto al mondo, sono morto alla sua mentalità. C'è un luogo nascosto adesso per me, dove sta il segreto della forza, dell'amore e dell'allegria = il cuore aperto del Signore. Aperto per sempre. Per dare il suo spirito ed accogliermi.

Il 2° ramo della lussuria è l'eccessiva cura del corpo. C'è oggi, più che nei secoli passati, il culto del corpo, una sorta di adorazione-ossessione che svuota le persone, le rende molto stupide, superficiali, farfallone e non di rado patetiche. Si, perché un uomo di 50 anni che si tinge i capelli e si veste come un ragazzetto di 20 anni è patetico; una signora matura che veste e si pettina da ragazzina è goffa. Si è goffi quando non si ha il senso del ridicolo e si scimmiotta un'eleganza che non abbiamo. Il problema non è la palestra, la ginnastica o lo sport. Fa problema se c'è il culto della palestra, la religione della ginnastica.... Tutte queste mode portano al narcisismo, alla contemplazione di sé, cioè alla solitudine. Il culto del corpo spinge all'esibizione di nudità, impedisce a molti uomini di liberarsi di vizi adolescenziali anche da sposati... in una parola, favorisce la lussuria e non l'equilibrio, perché squilibra la libido, la svia, e allora non si tratta di un peccatuccio in più o in meno, si tratta che squilibri le relazioni fondamentali della vita: con te e con gli altri. Un macello.

Un terzo ramo è dato dalla pigrizia. Il pigro dorme più del dovuto. Cerca il calduccio del letto anche quando non dorme; ed è li che immagini entrate in occhi non vigili, o battute sentite da orecchi non governati ti fanno guerra, e pecchi. Il pigro passa il tempo a lisciare il corpo e le sue inclinazioni. Allora il corpo tratterà male te. O comandi tu o ti comanda lui. Il corpo è buono e docile, quando è trattato con una certa severità.

Se accogliamo il dono dello Spirito Santo che si chiama intelligenza, cioè il discernimento, cominceremo a trattenere le reazioni impulsive, cioè a diventare più padroni di noi stessi. Nasce così in noi gradualmente la virtù chiamata temperanza, -ossia la capacità di "temperare", moderare, governare gli istinti, le pulsioni, i desideri, per dominarli e non essere dominati, per indirizzarli al bene. Chiaro che è decisivo per lo sviluppo della temperanza non tanto il nostro sforzo, che è faticoso e di breve durata, ma, come si è detto prima, l'amore al Signore, il desiderio di fare la sua volontà; è ancor più chiaro che senza temperanza nessuno può essere felice: anche se riuscisse a soddisfare la lussuria, la gola, l'ira, è solo l'appagamento superficiale di un momento, di fronte al vuoto pauroso che si genera in noi abbandonando il Signore e che rimane finché non torniamo a lui. E’ padrone di sé, cioè libero, l'uomo maturo, o la donna vera. Esercitiamo la virtù della temperanza iniziando dalla custodia degli occhi, per non cadere nella trappola della pornografia. Il Signore ci aiuti davvero a diventare Figli suoi.

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Ultima modifica ilVenerdì, 14 Febbraio 2014 00:08
Giovanni Isidori

Studente di Sacra Teologia all'Istituto Teologico di Assisi.

Ausiliario alla Sicurezza presso la Basilica di San Pietro in Vaticano.

Cantore nel coro-guida "Mater Ecclesiae", coro gregoriano di risposta nelle celebrazioni presiedute dal Sommo Pontefice.

Sito web: https://www.facebook.com/giovanni.isidori

1 commento

  • Simone
    Simone Venerdì, 14 Febbraio 2014 10:13 Link al commento

    Bello l'articolo... Su molte cose mi ci ritrovo, soprattutto sulla necessità per la vita di trovare i doni dello Spirito che hai trattato.




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