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Scoprendo Paolo - 1

Teologia Paolina

Lettera ai Galati

Paolo, l’apostolo. Rivendica questo nome per sé, lui che non ha conosciuto Cristo in vita, ma che dall’incontro con Cristo è uscito trasformato. Lui che non fa parte dei Dodici, ma vive una tale relazione con Gesù da dire “Cristo vive in me”.

Paolo, l’apostolo delle genti. Il più grande missionario di tutti i tempi. Dai suoi viaggi nascono lettere che parlano delle cose di Dio meglio di qualsiasi trattato di teologia. Proprio perché vissute.

Durante il suo terzo viaggio, durato molti anni, ad Efeso, nell’anno 54 circa, Paolo scrive la lettera ai Galati, la più difficile, perché più sentita, più viva. Paolo è preoccupato perché vede che i Galati privilegiano lo sforzo di “fare” piuttosto che preoccuparsi di “essere” in Cristo. È una lettera scritta nevroticamente da Paolo, frutto di una passione per il popolo che è di Cristo. Gli abitanti della Galazia, una regione nel cuore dell’Asia minore, erano stati evangelizzati da Paolo nel corso dei suoi primi due viaggi. Ora essi stanno facendo “dietrofront”, fino a dire: “Cristo ci chiede di vivere in un determinato modo, ma è più importante che facciamo delle cose ben determinate, occorre operare obbedendo ai comandamenti e facendo dei riti”.

Il problema che si erano posti i Galati (e in generale i cristiani provenienti dal paganesimo) era questo: coloro che provengono dal paganesimo, devono prima farsi ebrei? Devono farsi circoncidere e rispettare i precetti ebraici? La risposta di Paolo è netta: no! Non è Mosè che salva, ma Cristo, innestandoci in Lui, nella sua croce e resurrezione, attraverso il battesimo. La croce e resurrezione di Gesù ci danno lo Spirito del Padre e del Figlio e ci fanno liberi. La libertà è la forza di costruire il bene, vederlo, volerlo e poterlo realizzare. Il cristiano non è schiavo, ma figlio!

Invece, pare che i Galati preferiscano Mosè con i suoi comandamenti alla croce, al Vangelo di Cristo, alla tenerezza, alla grazia di Dioche viene attraverso la croce di Cristo. I Galati stanno magnificando i comportamenti rituali degli ebrei, mentre stanno tralasciando quelle energie che vengono dall’essere innestati in Cristo, dall’essere mossi dallo Spirito Santo.

Paolo è chiarissimo: dalle opere della Legge non verrà mai giustificato nessuno. Anche se segui tutti i comandamenti, non ti fai figlio! L’uomo è giustificato, cioè fatto figlio di Dio, veramente figlio, solo per mezzo della fede in Gesù Cristo. Se la giustificazione venisse dalla Legge, non ci sarebbe bisogno dell’amore di Dio, perché l’uomo si aspetterebbe tutto dal suo impegno, dalle sue forze. Questo non significa che la Legge sia inutile. Paolo vede in essa qualcosa di necessario fino alla venuta di Cristo, sostiene che essa ha avuto il ruolo del pedagogo, ovvero di quel tutore che aveva il compito di cura dei bambini fino alla maggiore età. È importante, ma non sufficiente: non dà la vita, non dà la giustificazione. 

Paolo ha di mira la mentalità fatta di osservanze (dalla quale lui stesso proveniva, essendo fariseo): sono tranquillo perché ho eseguito tutti i riti, ho osservato tutti i precetti… invece l’amore non ti lascia tranquillo, ti chiede sempre di rispondere con maggiore amore!

È il pericolo di ogni momento, quello di essere dei buoni osservanti, invece di obbedire allo Spirito che ci spinge a vivere all’altezza del Figlio: il cristianesimo non è fatto di osservanti, ma di innamorati! Per questo i cristiani diventano anche osservanti, ma non è la prima cosa, non è quello che li muove, diventano anche osservanti perché hanno il cuore di Dio dentro!

In Cristo dunque ciò che conta è la fede, ma non è una fede vuota, qualcosa di vacuo, sentimentale: è una fede che opera per mezzo della carità, e la carità non è altro che l’Amore di Dio che opera nei nostri cuori. Ecco spiegato anche l’invito conclusivo di Paolo a compiere il bene, a vivere l’amore, ad amare il prossimo, ogni prossimo, a portare i pesi gli uni degli altri: così si adempie alla legge di Cristo, ovvero all’ideale della vita umana incarnato nella persona di Cristo. L’amore è la nuova legge.

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Ultima modifica ilMercoledì, 23 Aprile 2014 00:29
Irene Tonolo

Sono insegnante di Religione nella scuola superiore, con una lunga esperienza nell'animazione dei giovani e giovanissimi, esperienza che ho tralasciato per dedicarmi alla famiglia (sono moglie e madre), ma che mi ha segnato profondamente e mi guida ancora oggi nel mio lavoro.

1 commento

  • Simone
    Simone Mercoledì, 16 Aprile 2014 14:04 Link al commento

    Mi hai messo in testa il tarlo di rileggere la lettera ai Galati.... ;)




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