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Scoprendo Paolo - 3

Teologia Paolina

Lettera ai Corinzi

Continuiamo questo breve percorso alla scoperta della teologia paolina riflettendo sulla prima lettera ai Corinzi. Corinto è un porto popolatissimo, centro di cultura greca, in cui si confrontano correnti di pensiero e religione molto diverse tra loro. Ciò comporta numerosi e delicati problemi per chi ha aderito alla nuova fede (Paolo ha evangelizzato Corinto per oltre 18 mesi, nel 50-51), sui quali Paolo interviene. Ma ciò che avrebbe potuto essere una semplice soluzione di casi di coscienza o un regolamento liturgico, diventa occasione di profonde considerazioni sulla vera libertà della vita cristiana, sulla santificazione del corpo, sul primato della carità, sull?unione a Cristo.

Il tema che apre la lettera e occupa i primi capitoli è l'opposizione tra la follia della croce e la sapienza ellenica: se le lettere ai Galati e ai Romani contrapponevano Cristo "giustizia di Dio" alla giustizia che gli uomini pretenderebbero di meritare con i loro sforzi, questo scritto oppone Cristo "sapienza di Dio" alla vana sapienza del mondo. Paolo non intende condannare la sapienza umana autentica, dono di Dio e capace di conoscerlo, ma la sapienza orgogliosa, che si vuole autosufficiente, che lascia fuori Dio perché non lo comprende e non ne comprende l'agire. Certo, se noi misuriamo Dio col metro umano, non potremmo che parlare di "stoltezza di Dio", mentre in realtà l?amore donato è più sapiente di qualsiasi pensiero degli uomini. E di quell'amore, dell'amore di Cristo crocifisso, il cristiano vive!

Cristo crocifisso è il "bagaglio culturale" di Paolo: io ritenni di non sapere altro se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. Non il Cristo delle parabole, quello che attraeva le folle col suo parlare, ma quello che muore donandosi per amore. Follia pura!

Paolo critica i Corinti, invaghiti della sapienza: Dio non ha cercato i sapienti, i potenti, i nobili, anzi ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, ciò che è debole per confondere i forti, ciò che è nulla (ignobile) per ridurre a nulla le cose che sono. Ecco: le tre categorie amate da Dio, contrapposte alle tre categorie amate dal mondo! E Dio ha preparato per coloro che lo amano cose che occhio non vide, e che orecchio non udì, e che mai salirono nel cuore dell'uomo (Paolo qui cita Isaia e Geremia): si noti, per coloro che lo amano! Non l'adesione del cervello, ma del cuore! Non è sufficiente conoscere Dio, se questo non tocca il cuore, non cambia la vita.

Nel seguito della lettera Paolo affronta diverse questioni: immoralità, celibato, matrimonio, carni sacrificate agli idoli, comportamento nelle assemblee, carismi, gerarchia per poi soffermarsi al capitolo 15 sulla resurrezione, speranza difficile per gli spiriti greci (si può ricordare la reazione beffarda degli ascoltatori di Paolo all'Areopago di Atene riportata in Atti 17: «Su questo ti ascolteremo un'altra volta»). Il pensiero greco, che aveva espressioni alte sull'immortalità, fatica ad aprirsi alla proposta cristiana, che viene letta come un "rimettere in gabbia l'anima". Per i greci, infatti, con la morte - quando il corpo si dissolve - l'anima è liberata dalla sua prigione. I Corinzi rischiano di lasciare da parte la resurrezione, ma la resurrezione sta al centro del Vangelo: togliere la resurrezione al vangelo è togliere tutto! Paolo lo dice chiaramente: supponiamo che Cristo non sia resuscitato... noi siamo venditori di parole vuote, impostori, la nostra predicazione è vuota, e voi vi fondate su niente, vuota è la vostra fede, siete ancora nel peccato, siete i più infelici degli uomini! E se noi abbiamo speranza in Cristo solo in questa vita, siamo degli stupidi: perché tanti sacrifici (credere comporta anche rinunce!)? Ma Cristo è risorto, come primizia. Noi apparteniamo ad Adamo, perciò vedremo il nostro corpo distruggersi, ma apparteniamo anche al nuovo Adamo, Cristo, quindi in lui riceveremo la vita, una vita piena, un trionfo della vita, una vita che ha la qualità e le dimensioni della vita di Dio.

Alcuni dimostrano di non conoscere Dio, perché Dio dà tutto, dà la vita del suo Figlio, dà la resurrezione.

Altre questioni sono inutili: inutile chiedere "come", come risuscitano i morti, con quale corpo ritornano. Su questo si può solo ricorrere ad immagini, e Paolo, che pure non segue la tradizione sinottica, ricorre all'immagine evangelica del seme: si semina corruttibile e risorge incorruttibile; si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza; si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale. Paolo sa di entrare in un terreno insidioso, in cui la mente umana fatica a muoversi, ecco perché parla di "mistero", per descrivere questa forte, grande, potente azione di Dio. Ma così ci dà l'idea chi è Dio: colui che non si ferma davanti alla morte, che non lascia incompiuta la sua opera.

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Ultima modifica ilMartedì, 29 Luglio 2014 09:56
Irene Tonolo

Sono insegnante di Religione nella scuola superiore, con una lunga esperienza nell'animazione dei giovani e giovanissimi, esperienza che ho tralasciato per dedicarmi alla famiglia (sono moglie e madre), ma che mi ha segnato profondamente e mi guida ancora oggi nel mio lavoro.

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