banner header
Log in

Vivere per sempre - 1 parte

Resurrezione e vita eterna

Catechismo Chiesa Cattolica, nn. 988ss.

Credo la risurrezione della carne, aspetto la resurrezione dei morti.

Il Credo cristiano, sia nella forma breve (il “credo apostolico”) che in quella estesa, afferma con forza questa fede: siamo chiamati a vivere per sempre. Tutti interi.

Si tratta di una affermazione forte, che ha un peso enorme, eppure spesso la si pronuncia distrattamente, senza nemmeno comprendere fino in fondo cosa significhi, senza – a volte – credere fino in fondo ciò che si afferma. Cosa stiamo dicendo? Lo spiega il Catechismo della Chiesa Cattolica: “Noi fermamente crediamo e fermamente speriamo che, come Cristo è veramente risorto dai morti e vive per sempre, così pure i giusti, dopo la loro morte, vivranno per sempre con Cristo risorto, e che egli li risusciterà nell'ultimo giorno.”

Il termine «carne», continua il Catechismo, designa l'uomo nella sua condizione di debolezza e di mortalità. Parlare di «risurrezione della carne» significa affermare che, dopo la morte, non ci sarà soltanto la vita dell'anima immortale, ma che anche i nostri «corpi mortali» (come li definisce S. Paolo nella lettera ai Romani, 8,11) riprenderanno vita. La questione è di una portata fondamentale. Si pensi a quanti sono quelli che si dicono cristiani e credono nella reincarnazione. Ma la fede nella resurrezione (il cristiano crede in Cristo risorto e la Sua resurrezione è una promessa che anche la sua vita non è destinata a finire con la morte) non può andare assieme con la credenza nella reincarnazione. O la nostra vita (tutto quello che siamo: il nostro corpo, questa carne che tocchiamo, la nostra faccia che vediamo riflessa allo specchio, la nostra anima, i nostri pensieri, la nostra voglia di vivere, amare, essere liberi) viene trasformata in una vita nuova, piena, oppure siamo soltanto un’anima, che è costretta a migrare da un corpo all’altro finché non si libererà dal ciclo delle rinascite per essere assorbita nell’Assoluto. Noi occidentali siamo affascinati dalla reincarnazione come possibilità di vivere più vite… ma a ben vedere per gli orientali è segno del fallimento di una vita, ed è una vera e propria condanna. Oltretutto è la negazione della persona: c’è una corrente che passa attraverso di noi, si serve di noi e la nostra vita personale non ha senso.

Dunque, risorgeremo. Saremo vivi. Come avverrà, quando, come saremo… Sono tutte domande che affollano la nostra mente ma di fronte alle quali possiamo soltanto provare a balbettare qualcosa. E quello che balbettiamo, è quello che abbiamo visto accadere in Gesù. Quello che altri hanno visto, certo, ma alle cui parole noi crediamo perché li reputiamo degni di fiducia: i discepoli sono disposti a dare la vita per dimostrare che hanno visto il Vivente!

Cosa accade dunque a Gesù?

Lo vediamo morire. Non una morte apparente, ma reale, della quale abbiamo riscontro anche in testimonianze storiche esterne alle fonti cristiane.

Lo vediamo vivo, nuovamente, dopo la morte. Il suo non è semplicemente un ritorno alla vita precedente. Gesù si trova in una dimensione diversa, c’è discontinuità tra ciò che era prima e ciò che è dopo: Egli non è più suscettibile di morire. Eppure è il crocifisso, c’è continuità tra il prima e il dopo: Egli porta con sé i segni della crocifissione.

Possiamo allora dire che la nostra identità sarà conservata, saremo riconoscibili e in grado di stabilire relazioni, ma non possiamo farci nessuna immagine (San Paolo usa la metafora del grano: in 1 Cor 15,35-38 si legge “Ma qualcuno dirà: «Come risuscitano i morti? Con quale corpo verranno?». Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore; e quello che semini non è il corpo che nascerà, ma un semplice chicco, di grano per esempio o di altro genere. E Dio gli dà un corpo come ha stabilito, e a ciascun seme il proprio corpo.”). Non possiamo dire come, possiamo dire soltanto “mi fido di Dio”.

Credere nella risurrezione dei morti è elemento essenziale della fede cristiana. Non “un” fondamento, ma “il” fondamento della fede cristiana. Se Gesù non fosse risorto, essa sarebbe vana (ancora Paolo, che lo ripete ben due volte, quasi con le stesse parole, in 1Cor 15, 14 e 17), perché significherebbe che Dio ha abbandonato Gesù. Chi si fiderebbe di un Dio così?

 

-----------

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere fotocopiata, riprodotta, archiviata, memorizzata o trasmessa in qualsiasi forma o mezzo – elettronico, meccanico, reprografico, digitale – se non nei termini previsti dalla legge 22 aprile 1941 n. 633 e successive modificazioni ed integrazioni. E’ consentito riprodurre l’opera a condizione che sia integrale (o in parte) e che sia citato l’autore e la fonte (www.buonanovella.info) a cappello dell'articolo citato.

Ultima modifica ilGiovedì, 14 Novembre 2013 00:46
Irene Tonolo

Sono insegnante di Religione nella scuola superiore, con una lunga esperienza nell'animazione dei giovani e giovanissimi, esperienza che ho tralasciato per dedicarmi alla famiglia (sono moglie e madre), ma che mi ha segnato profondamente e mi guida ancora oggi nel mio lavoro.




Per poter lasciare un commento devi prima fare il login oppure effettuare la registrazione

17°C

Roma

Bel tempo

Umidità: 63%

Vento: 9.66 km/h

  • 11 Apr 2016 20°C 13°C
  • 12 Apr 2016 23°C 16°C
I segni dei tempi li sappiamo riconoscere?