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Transito di San Francesco

Quando sentì vicini gli ultimi giorni, (…) mostrò con l'esempio delle sue virtù che non aveva niente in comune con il mondo. Sfinito da quella malattia così grave, (…), si fece deporre nudo sulla terra nuda, per essere preparato in quell'ora estrema, in cui il nemico avrebbe potuto ancora sfogare la sua ira, a lottare nudo con un avversario nudo. (…) Posto così in terra, e spogliato della veste di sacco, alzò, come sempre il volto al cielo e, tutto fisso con lo sguardo a quella gloria, coprì con la mano sinistra la ferita del lato destro, perché non si vedesse. Poi disse ai frati: «Io ho fatto il mio dovere; quanto spetta a voi, ve lo insegni Cristo! ».

A tale vista, i figli proruppero in pianto dirotto e, traendo dal cuore profondi sospiri, quasi vennero meno sopraffatti dalla commozione. Intanto, (…) il suo guardiano, che aveva compreso per divina ispirazione il desiderio del Santo, si alzò in fretta, prese una tonaca, i calzoni ed il berretto di sacco: «Sappi--disse al Padre-- che questa tonaca, i calzoni ed il berretto, io te li do in prestito, per santa obbedienza! E perché ti sia chiaro che non puoi vantare su di essi nessun diritto, ti tolgo ogni potere di cederli ad altri ».

Il Santo sentì il cuore traboccare di gioia, perché capì di aver tenuto fede sino alla fine a madonna Povertà. (…) Fece chiamare tutti i frati presenti nella casa, e cercando di lenire il dolore che dimostravano per la sua morte, li esortò con affetto paterno all'amore di Dio. (…) Poi, mentre tutti i frati gli erano attorno, stese la sua destra su di essi e la pose sul capo di ciascuno cominciando dal suo vicario: «Addio--disse--voi tutti figli miei, vivete nel timore del Signore e conservatevi in esso sempre! E poiché si avvicina l'ora della prova e della tribolazione, beati quelli che persevereranno in ciò che hanno intrapreso! Io infatti mi affretto verso Dio e vi affido tutti alla sua grazia». E benedisse nei presenti anche tutti i frati, ovunque si trovassero nel mondo, e quanti sarebbero venuti dopo di loro sino alla fine dei secoli.

(…) Perfino la morte, a tutti terribile e odiosa, esortava alla lode, e andandole incontro lieto, la invitava ad essere suo ospite: « Ben venga, mia sorella morte!». (…) Giunse infine la sua ora, ed essendosi compiuti in lui tutti i misteri di Cristo, se ne volò felicemente a Dio.

Celano – Vita Seconda – Fonti Francescane 804-810

E’ la sera del 3 Ottobre 1226 e nella piccola infermeria dei frati si sta compiendo un prodigio: il passaggio dalla vita terrena a quella eterna di frate Francesco. Pochi elementi nella scena: il gruppo dei frati si dispone in semicerchio su un pavimento di poveri mattoni, intorno al corpo del Santo, come in una rappresentazione teatrale. Ognuno di loro è caratterizzato da un’ espressione diversa, ma lo stato d’animo è lo stesso: si respira un composto sgomento, un dignitoso smarrimento. Immagino di sentire solo qualche soffocato singhiozzo nel silenzio dell’attesa.

porziuncola

A destra, da un uscio scurito dalla notte, fanno capolino due donne, tra cui “frate” Jacopa dei Settesoli, la nobildonna romana, devota di Francesco, la quale per rivelazione era venuta a conoscenza della morte imminente del caro amico e si era precipitata alla porziuncola, riuscendo a salutarlo un’ultima volta. Apre le braccia, Jacopa ed il suo gesto sembra ricalcare quello del frate inginocchiato davanti a Francesco. E’ un gesto tutto umano, che dice impotenza, rassegnazione, sconcerto.

Anche l’angelo in alto ripete lo stesso atto, ma qui ha un sapore del tutto diverso! Nella parte alta dell’affresco, infatti, la scena cambia: uno stuolo di angeli irrompe con la sua luce e il suo candore e cancella letteralmente le pareti del piccolo edificio: non ci sono più riferimenti spaziali, non è più notte, non c’è più sconforto né malinconia. L’addio della terra è già diventato una festa di benvenuto in Cielo.

Aprono le braccia gli angeli biondi e il gesto è lo stesso di una mamma che da lontano invita il figlioletto a raggiungerla, spalancando il suo abbraccio.

Nessuno vede la porzione di Cielo che si è aperta sulle proprie teste, tranne Francesco che, con lo sguardo già dentro la Luce, si gioca le ultime forze per correre incontro al Padre, cantando non la morte, ma la Vita eterna!

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Ultima modifica ilVenerdì, 03 Ottobre 2014 00:21
  • Opera: Morte di san Francesco - Affresco
  • Autore: DOMENICO BRUSCHI
  • Periodo: 1886
  • Luogo: cappella del Transito, Santuario di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, Assisi
Anita La Tanza

Anita La Tanza, 33 anni, terziaria francescana sposata con Carmine. Nata a Taranto, vivo a Santa Maria degli Angeli (Assisi).  Sono laureata in Conservazione dei Beni Culturali ed ho sempre lavorato in questo campo. Credo che l’arte sia una finestra sull’Infinito e che, come tale , si possa “meditare”. Parafrasando Giovanni Paolo II, posso dire che, grazie ad essa, « la conoscenza di Dio viene meglio manifestata e la predicazione evangelica si rende più trasparente all'intelligenza degli uomini ». 

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