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Urlo inascoltato

Contatto direttamente proporzionale tra fragilità e verità in un Centro di accoglienza di Assisi
 
"Il Signore stesso mi condusse tra i lebbrosi..."
 
 
Difficilissimo scrivere per la prima volta su uno spazio così aperto e visibile, avendo, inoltre, la testa ed il cuore pieni di pensieri da voler condividere senza saperne proporre una sintesi. Faremo un passo alla volta...

Il desiderio è quello di prestare un filo di voce ad una realtà che percepisce sé stessa come un urlo inascoltato. Proprio così mi diceva uno degli ospiti del Centro di accoglienza della Caritas di Santa Maria degli Angeli (Assisi) in cui collaboro. Alla mia domanda, forse un po' provocatoria, riguardo a ciò che lui avrebbe scritto su un blog, se ne avesse avuto la possibilità, N. ha risposto con sguardo molto serio e profondo: " Stefà, bisogna scrivere la verità... la verità, non le ca........ Hai capito? E per scrivere la verità ci vuole molto tempo. Devi entrarci dentro ancora di più in questo posto che si affaccia sull'abisso. Noi che stiamo qui, se apriamo quella porta ci troviamo davanti un precipizio... Capisci che vuol dire? Capisci che questo è un luogo di disperati? Urliamo ma nessuno ci sente! "
Ascoltavo in silenzio e con una stretta al cuore queste parole che sono andate avanti per un lungo spazio di tempo. E mentre ancora cerco di "metabolizzarle" dentro di me, ve le scrivo. Non so se avete mai provato la sensazione di gridare e non essere ascoltati da alcuno... è devastante! Per questo oggi non posso far altro che cercare orecchie che ascoltino. C'è qualcuno di quanti leggono disposto a raccogliere questo grido? Pronto ad ascoltarlo come Dio ascoltò il grido degli Israeliti in Egitto? ...e fu la Pasqua! Chi è Dio davvero (per quel po' che possiamo conoscere della sua Alterità!), se non Colui che si fa vicinissimo alla fragilità di ogni uomo?
Forse proprio per questo la prima esperienza di contatto vivo con Dio che cambiò l'esistenza di Francesco d'Assisi, non fu altro che il contatto con la marginalità più cruda del suo tempo:
"Il Signore dette a me, frate Francesco, di incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi, e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia." (Testamento).
Il servizio che i lebbrosi (e Dio attraverso loro) hanno reso a Francesco, non è forse stato quello della verità manifestata attraverso la carne fragile? Un pulpito "ateo" come fu, a suo tempo, anche quello della croce, massima distanza da Dio che diventa massima vicinanza scelta da Lui.
La verità sembra raggiungerti a volte proprio attraverso le voci, e le urla, di quelle persone che sono inascoltate dai più, quelle persone che, solo a vederle, non ascolteresti neanche per un attimo e allontaneresti da te il più velocemente possibile. Ma se la verità è la voce di Dio, risulta scioccante pensare che è proprio la sua voce spesso a rimanere inascoltata.
Di fronte ad una verità detta crudamente, senza filtri, senza ipocrisie, si rimane impotenti e inesorabilmente il muro e la distanza tra chi è dentro e chi è fuori un centro di accoglienza, tra chi accoglie e chi è accolto, si frantuma in mille pezzi, lasciandoti solo e nudo di fronte a te stesso e a colui che sei chiamato ad accogliere. Niente più distanze, niente più differenze.

L'urlo inascoltato spesso nasconde la verità più profonda, una verità che fa male (anche a chi la dice), motivo per cui ti viene sbattuta in faccia spesso con violenza e veemenza. A volte riusciamo a riconoscere quel pezzetto di verità racchiuso nella violenza, che pure facciamo fatica a sostenere, imparando come da questo riconoscimento può nascere una sapienza. Perché non esiste catechesi più grande della vita stessa, cruda e senza filtri.
La perla preziosa della verità la vediamo nascosta proprio nelle realtà più buie, più difficili e disperate. E allora vivere il Vangelo forse significa avere il coraggio di gettare uno sguardo su queste realtà e saperne cogliere la perla che veramente può permettere di camminare vicino a Cristo, vivendo la nostra vita in pienezza.

(Ringrazio Silvio, con il quale condivido le ore belle e faticose al Centro di accoglienza: buona parte di queste riflessioni nascono da lui.)

 

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Ultima modifica ilMartedì, 03 Settembre 2013 18:15
Stefania Baglivo

Studentessa presso l'Istituto di Scienze religiose in Assisi. Lavora nel Centro d'accoglienza della Caritas diocesana di Assisi e sta imparando dai poveri a conoscere Dio.

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