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La musica dell'anima

Sono in ascolto Sono in ascolto

Ho detto tra me e me, che quello che stavo vedendo, era il cielo che stava leggermente sconfinando nel mio emisfero e nella mia radice, che stava diventando, una fortezza inestinguibile.

C’erano note sparse intorno a me, c’erano cavalli che andavano incoraggiati, per una lunga corsa verso la vittoria, c’erano braccia, che avevano perso il sapore della magia di un incontro, ed io mi trovavo nella melodia, io stavo ascoltando la musica dell’anima e quello che potevo fare, era liberare questa povertà e farla diventare, un soffio d’amore.

Cosa potevo chiedere, cosa potevo prendere come esempio?

Non ero io la sorgente, ma potevo portare, potevo condurre il gregge alla Fonte e mai sentirmi al di sopra di ciò che sono, potevo essere ancora quella parola, che si presenta come un seme nei terreni, potevo essere ancora pioggia, che bagnava e ridava la speranza al raccolto.

Mille e mille più preghiere, potevo posare nella linea di un cielo, che sembrava attendere questo mio slancio di passione del cuore, che non poteva arrecare danno alle stelle, perché eravamo tutt’uno.

Ero un petalo di un fiore, che non si sentiva solo, perché era sorretto da una Mano, ero un petalo di un fiore, che adesso si diceva emozionato, perché la vita se la vivi pienamente, è ogni giorno, una conquista di un nuovo sorriso.

Sto guardando i piccoli, sto guardando i rami degli alberi che sembrano il mio tetto, e tutto questo mi fa amare, amare con i muscoli, con le ossa e la mia persona pare una cattedra, che accoglie le attitudini maestre, del mio mattino. Vivo nella pienezza e quest’ascolto interiore mi fa attraversare quel Tutto, vivo nella pienezza e questo orientarmi nelle note, fa di me una goccia che cade nel deserto, vivo nella pienezza e questo perdermi e ritrovarmi in essa, fa di me il giusto gancio di vita.

Avrei voluto toccare quella tenacia di un tempo, avrei voluto sorreggere i torrenti, avrei voluto prendere uno strumento e dare anch’io il mio suono al mondo, avrei voluto prendere una bacchetta e iniziare il mio concerto e prendere poi quella scelta di musica, come la mia preghiera, la mia preghiera. E ora, c’è chi batte le mani su un tamburo, e ora, c’è chi alza il suo verso di poesia nell’immenso, mentre io rimango qui, qui, qui, ma forse, forse, quell’aquila appena passata vicino a me, ha compreso che non mi fermo, ma che vado, vado come lei, come in uno sbattere d’ali, in un cielo che parla ancora all’umanità, di una pace per tutti.

Si apre una finestra, ed io dico, è la musica dell’anima, solo e semplicemente la musica dell’anima, che appoggia in me i passi del Salvatore, come se io avessi da sempre, scelto i Suoi come mia guida, per questo mio alito di vita, che pare adesso la voce di un umile, di un umile che cammina nelle erbe e si dice il più ricco di tutti, perché ha trovato l’Amore.

 

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Ultima modifica ilMartedì, 03 Settembre 2013 17:56
Valentina Guiducci

Riguardo alla mia amata scrittura, fin da bambina mi accompagna il desiderio di poter dare attraverso delle parole una cara speranza.
Ho scritto tanti libri, pubblicati cinque, l'ultimo s'intitola: "Le Carezze dell'Amore" Zona Editore. Scrivo riflessioni anche su "Testata d'Angolo", un web giornale. Ho piacere di poter dare la gioia che sento nel cuore attraverso delle righe.




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