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L'Immenso Amore

è una nuova melodia è una nuova melodia

Sono nella beatitudine d’animo, sono nella contemplazione, dico al cuore, sono nella mia casa a premere il senso di me, per farlo diventare un porto sicuro per molti.

Ho raggiunto il sentiero dello stupore, ho chiesto di essere io e la Luce, ho chiesto di essere un piede scattante, ho chiesto e ho continuato a camminare come se, tutto quello che avevo domandato, arrivasse a me a piccoli sorsi.

E’ come precipitarsi nell’altitudine che, non insegnerà soltanto ai tuoi anni, la scioltezza di un linguaggio d’amore, ma sradicherà più volte il tuo meticoloso senso irremovibile, mettendo il tuo coraggio alla ribalta per una buona azione, che sarà sposa della verità.

Mi dico che ho messo un bastone nel mio portone, e che lo prenderò quando ritroverò il deserto, ma cosa posso fare ancora io?

Ancora mi scuoto, ancora mi soffermo su questo!

Ho cercato di gustare i primi frutti della mia vita, ho cercato di metterli in ordine, come se avessi voluto ripiegare ogni tessuto e metterlo in uno scaffale, senza dire a me stessa che avevo davanti dei trofei, o idoli, o altro ancora di poco conto, ma avevo solo preso un gesso e avevo comunicato il mio insegnamento alla lavagna, avevo fatto così!

Solo che non era sufficiente, solo che le dita avevano desiderio di portare il suono, ancora il suono come se non bastasse mai sentirlo, e allora cosa veniva a me?

"L’Immenso Amore"...

....che immaginavo come un pianoforte, da dove io salivo, salivo in note, in note che si liberavano, in note che andavano in una salita che solo l’anima poteva comprendere. Ecco l’amore, ecco l’amore che non separava me da quello che toccavo con il cuore, ecco l’amore, l’amore che svuotava il mio angolo di ricordi, per chiamarmi ad andare avanti, ecco l’amore, l’amore che insostituibile avvinceva me.

Ho cercato di ripetere a me stessa che a un certo punto avrei chiuso il sipario per fare altro, ma andando a tirare quel filo vedevo che era stato strappato dal vento e ho cercato di non illudere mai me stessa, da quello che avrei potuto vivere, facendomi umile, umile.

Ed è particolare questa richiesta che, solo premendo forte questo pianoforte, riesco a vivere in maniera completa, come se ad un certo momento, io chiudessi gli occhi e vedessi me così, così umile.

Non è un’umiltà tratta dalla veste, ma un’umiltà ripresa dal fatto, che mi sono sempre sentita una piccola lode, che ringraziava Dio, mi sono sempre sentita con lo sguardo verso l’Immenso Amore, come se solo guardando l’Immenso Amore, tutte le cose ad un certo punto, avessero il loro equilibrio. E così io vedo l’Immenso Amore e suono alzando note, che arriveranno da domani in ogni cuore, in ogni mano e in ogni passo di chi avrà sentito questa mia vita, come una musica che non sarà mai lasciata orfana, ma sempre accompagnata dalle onde della profondità.

 

Ultima modifica ilLunedì, 23 Settembre 2013 17:46
Valentina Guiducci

Riguardo alla mia amata scrittura, fin da bambina mi accompagna il desiderio di poter dare attraverso delle parole una cara speranza.
Ho scritto tanti libri, pubblicati cinque, l'ultimo s'intitola: "Le Carezze dell'Amore" Zona Editore. Scrivo riflessioni anche su "Testata d'Angolo", un web giornale. Ho piacere di poter dare la gioia che sento nel cuore attraverso delle righe.

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