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Santa Giuseppina Bakhita

sister bakhita1869-1947Santa Giuseppina nasce a Oglassa, nel Darfur, in Sudan nel 1868. Fu rapita dai mercanti di schiavi arabi all'’età di quattro anni e negli oltre dieci anni di schiavitù subisce numerose torture e sevizie, subì sul corpo centinaia di tagli bruciature e cicatrici permanenti, dirà più tardi che non passava giorno senza assaggiare la frusta dei suoi padroni, che arrivarono a cancellarne anche l’'identità, tanto che lei non ricordò mai il suo vero nome e la sua famiglia d’appartenenza; anche il nome Bakhita, che significa fortunata, le fu dato dai suoi aguzzini.

La libertà arrivò solo verso i quindici anni, quando il console italiano Callisto Legnani la comprò al mercato degli schiavi di Khartoum con l’'intento di

liberarla. La ragazza rimase alle dipendenze del diplomatico, che però, fu costretto a fuggire nel 1884 a causa di una rivolta. Bakhita implorò Legnani di non abbandonarla e il console la portò con sé e la sua famiglia in una località più tranquilla sul mar Rosso, da dove si imbarcarono alla volta di Genova. In Italia Bakhita divenne la bambinaia della famiglia Michieli, a Mirano, nei pressi di Venezia. La famiglia Michieli si trasferì in Africa per lavoro e Bakhita rimase in Italia con la figlia di Michieli, fu ospitata presso l’istituto dei catecumeni gestito dalle Figlie della Carità (le Canossiane); qui cominciò a ricevere un’istruzione religiosa.

Il 29 Novembre 1889 decade ufficialmente la sua schiavitù, Bakhita è una donna libera. Il 9 Gennaio 1890 riceve ufficialmente i sacramenti dell'’iniziazione cristiana con i nomi Giuseppina Margherita Fortunata, il 7 Dicembre 1893 entra nel noviziato e l’'8 Dicembre 1896 pronuncia i voti religiosi, sempre nell'’istituto delle Canossiane.
 
Nel 1902 viene trasferita in un altro monastero dell'’ordine a Schio, vicino Vicenza. Qui svolge tutti i lavori più umili, cuoca, sacrestana, aiuto infermiera, portinaia; il monastero di Schio viene adibito ad ospedale militare durante la prima guerra mondiale e suor Giuseppina si prodiga per i feriti e per la popolazione.
 
Gli abitanti di Schio amano molto questa suora di colore dai modi gentili e dal sorriso solare, tanto che la soprannominano “madre "moreta"”. Su invito dei suoi superiori e della famiglia Michieli, suor Giuseppina comincia a dettare le sue memorie, le sue consorelle e superiore notano immediatamente il carisma della Santa.
 
Nel 1931 viene pubblicato il libro “"Storia meravigliosa"”, ispirato alla vita di Bakhita; verrà ristampato quattro volte nel giro di sei anni. Divenne celebre in tutta Italia e numerose scolaresche e comitive di pellegrini andavano periodicamente a trovarla. Insieme a suor Leopolda Benetti, di ritorno dalla Cina, cominciò a girare l’Italia per promovuere la vita missionaria, numerose sono le persone che affollano le conferenze della curiosa suora africana che sapeva parlare solo in dialetto veneto e che aveva un carisma fuori dal normale.
 
L'’11 Dicembre 1936 parte per Addis Abeba con un gruppo di missionarie, al suo ritorno viene ricevuta a Palazzo Venezia da Benito Mussolini. Tra il 1937 e il 1939 visse nel monastero di Vimercate dove chiede di fare la portinaia, nonostante ci fosse già aria di santità attorno a lei.
 
Nel 1939 tornò a Schio, dove fu colta da numerosi problemi di salute; L'’8 Febbraio del 1947 morì dopo una lunga e dolorosa malattia. Venne inizialmente sepolta in una tomba di una famiglia di Schio, in attesa della traslazione nel Tempio della Sacra Famiglia del convento delle Canossiane di Schio, che avverrà nel 1969. Nel 1959 cominciò il processo di canonizzazione, il 17 Maggio 1992 fu beatificata e il 1° Ottobre 2000 canonizzata da Papa Giovanni Paolo II. Anche Papa Benedetto XVI la ricorda nella sua enciclica “Spe Salvi” e in alcuni discorsi.
 
Nel 1992 Eva da Costa, una donna brasiliana, ammalata di diabete e affetta da profonde ulcerazioni agli arti inferiori, invocando la beata Giuseppina Bakhita, si trovò guarite le profonde ferite alla gamba che avrebbero provocato l'’amputazione nel giro di pochi mesi. Il miracolo fu analizzato e accettato dalla Congregazione per le cause dei Santi; Eva da Costa era presente alla canonizzazione della Santa.
 
Ultima modifica ilVenerdì, 08 Novembre 2013 14:17
Giovanni Isidori

Studente di Sacra Teologia all'Istituto Teologico di Assisi.

Ausiliario alla Sicurezza presso la Basilica di San Pietro in Vaticano.

Cantore nel coro-guida "Mater Ecclesiae", coro gregoriano di risposta nelle celebrazioni presiedute dal Sommo Pontefice.

Sito web: https://www.facebook.com/giovanni.isidori



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