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Virtù contro desiderio?

Già cinquant’anni fa Natalia Ginzburg parlava del nostro come di un tempo di piccole virtù ed esprimeva il timore che un’educazione tesa a inculcare il rispetto per le piccole virtù orientasse insensibilmente ma inesorabilmente al cinismo o alla paura di vivere. Perché in esse, sosteneva, prevalgono l’istinto di difesa e una ragionevolezza che fa “volare basso”, mentre abbiamo bisogno di parole grandi e di orizzonti ampi. Tale voleva essere, appunto, la riflessione proposta sulle virtù da riscoprire.

Oltre alla domanda conclusiva già posta, “quali virtù per l’uomo del terzo millennio”, mi sembra che occorra formularne un’altra: quale idea di uomo, quale modo di pensare l’uomo sostiene l’attenzione per le virtù?

Da più parti si afferma che nella cultura contemporanea sia in atto una sostituzione del concetto di persona con quello di individuo e che questo abbia segnato la fine della ricerca di una vita virtuosa a favore di un’esistenza ritmata unicamente da pulsioni, bisogni, desideri.

E’ indubbiamente vero che il clima culturale corrente è segnato da un marcato individualismo; che la spontaneità è spesso elevata a criterio privilegiato o unico di comportamento; che l’affermazione estrema della singolarità tende a escludere ogni riferimento stabile a un sistema condiviso di valori, ogni vincolo durevole, rendendo la progettualità personale sempre meno impegnativa.

Forse però è opportuno non contrapporre in modo assoluto individuo e persona: ognuno di noi è insieme l’uno e l’altra. Come suggeriva Emmanuel Mounier

“la persona si sviluppa purificandosi a poco a poco dall’individuo che è in lei. E vi perviene non tanto con l’attenzione continua a se stessa, ma rendendosi disponibile e quindi più trasparente a se stessa. E allora, non essendo più totalmente occupata di sé, piena di sé, essa diviene capace degli altri”. Emmanuel Mounier

Nel contempo, forse non è utile percorrere la via della contrapposizione fra virtù e desiderio: l’uomo virtuoso non è quello che, avendo anestetizzato o soppresso il desiderio, si avvia sulla strada della virtù ad ogni costo. L’uomo virtuoso è quello che lavora su di sé mosso dal desiderio del Bene, del Bello e del Vero. E ogni lavoro implica una fatica. La virtù, ogni virtù, non può che essere insieme desiderio e impegno.

Occorre poi una ulteriore precisazione: forse qualcuno, da credente, può percepire il rischio che l’attenzione al tema della virtù alimenti l’autosufficienza dell’uomo di fronte a Dio: l’uomo virtuoso forse più difficilmente di altri si percepisce bisognoso di salvezza e continuamente chiamato alla con versione.

Ma il cristiano sa bene che il suo cammino verso la santità non si fonda sul suo sforzo (che è sempre ben povera cosa!), ma sull’attrazione della santità di Dio. Dio non gli chiede di acquistare questa o quella virtù, ma di vivere nella comunione con Lui, rendendosi portatore della misericordia che continuamente sperimenta su di sé.

La ragione ultima del nostro impegno di scoperta e pratica delle virtù è rivelare il volto di Dio.

“Ogni virtù - ribadisce Romano Guardini - ha il proprio archetipo in Dio. Tutte le virtù sono modi secondo cui il bene di Dio si riflette nell’uomo”. Romano Guardini

Ognuno di noi, nella sua fragilità e piccolezza, è riflesso, trasparenza del Bene e della Bellezza che è Dio stesso. Non è una prospettiva affascinante quella di lasciarsi plasmare così?

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Sr. Giovanna Cereti

Clarissa di Forlì; 20 anni di lavoro come psicologa e psicoterapeuta + attività varie di insegnamento, tra cui quella all'ISSR di Forlì; dal 2000 in monastero, dove ha fatto la professione solenne nel 2008




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