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Vita o morte in un dito

Vorrei riflettere con voi sulla potenza vivificante o mortifera del gesto dell’indicare. Il tema è molto ampio e mi limiterò a delle semplici osservazioni.

Indicare l’altro per il male:

Quando si fa uno sbaglio volontariamente o meno, se veniamo scoperti si tende sempre a scaricare la colpa su altri! E’ una sorta di autodifesa. Il nostro istinto di sopravvivenza ci spinge a scaricare le responsabilità verso qualcun altro.

Perché? Cosa viene minacciato?

L’onore, il rispetto e l’immagine che abbiamo costruito di noi stessi di fronte agli altri. Andando più in profondità ci accorgiamo che viviamo della stima degli altri e la paura di perdere il loro consenso; è la paura di non essere amati. La paura di “morire socialmente” si fonda sulla paura di non essere amati.

Vediamo insieme un esempio tratto dalla Genesi 3, 9-13 dopo il peccato originale:

"Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: “Dove sei?”.

Rispose: “ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto”. Riprese: “Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?”.

Rispose l’uomo: “La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato”.

Il Signore Dio disse alla donna: “che hai fatto?”.                                               

Rispose la donna: “Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato”.

In questo brano Adamo viene interpellato personalmente e risponde che la colpa è della donna e di Dio!! (che "tu"). Dio vedendo che Adamo non si prende le responsabilità, passa alla donna che a sua volta scarica la colpa sul serpente!!

Ecco quasi sempre noi siamo come Adamo ed Eva. C’è sempre un altro su cui scaricare i nostri errori. La grandezza dell’uomo sta invece nel riconoscere i propri sbagli e portarne le conseguenze.

Indicare se stesso per il finto bene:

Il sogno nascosto di tantissime persone è di essere seguiti. Questo sogno prende diverse forme:

  1. Essere un grande scrittore
  2. Essere un grande cantante
  3. Essere un grande giornalista
  4. Essere un grande annunciatore
  5. Essere un grande..

Attenzione non sto dicendo che questo sia sbagliato ma è sbagliato voler mettere se stessi sopra un piedistallo per essere acclamati. Essere "un grande".. La grandezza la dona Dio a chi in questo mondo sceglie di vivere la piccolezza del Vangelo. Se vivi il Vangelo veramente sarà molto difficile che questo mondo ti acclami!! Perché? Perché la mentalità del mondo e quella del Vangelo sono proprio diverse. Se metti il tuo essere scrittore, cantante, giornalista ecc.. a servizio del Vangelo aspettati persecuzioni e sarai grande di fronte a Dio!

Purtroppo abbiamo la tendenza di puntare l’indice verso noi stessi e mostrarci agli altri come modelli. Molti di quelli che leggono questo articolo staranno dicendo: “Ah io no..” attenzione perché c’è anche la falsa umiltà.

Indicare se stessi con cattiveria:

Se sbagli non ti accusare più del dovuto. C’è chi si autodistrugge e c’è chi si auto umilia…

Hai sbagliato? Bene.. piangi, rialzati con Dio e riparti. Il pericolo è farsi trascinare da Satana in un auto accusa terribile che ti distrugge.

C’è anche chi si piange addosso perché sa che in questo ottiene l’attenzione degli altri. Se ti capita.. fermati altrimenti gli altri si stancano.

Indicare Gesù per il bene:

Non ho la pretesa di essere un modello di vita infatti non indico me stesso ma indico Gesù. Dobbiamo essere come Giovanni Battista che vedendo passare il Cristo lo indica ai discepoli. “Ecco l’agnello di Dio”. La nostra vita, le nostre parole e il nostro agire deve essere un indicare Gesù.

Io posso sbagliare perché sono un uomo in cammino..

Segui Gesù! Leggi il Vangelo, parla con Lui, confessati e ricevi il suo santissimo Corpo nell’Eucaristia.

La cosa bella sarà che una volta che inizierai a seguire Gesù non indicherai gli altri con cattiveria, non ti autoaccuserai più eccessivamente e sarai felice nel sapere che sei solo un cartello indicatore.

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Ultima modifica ilSabato, 28 Giugno 2014 01:35
Daniele Picconi

Daniele Picconi, 32 anni, lavoro a Treviso come professore di religione, baccellerato ad Assisi, sposato con Valeria Bernardi, amo credere che il mondo possa cambiare partendo dalla mia conversione.




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