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Vivere per sempre - 2 parte

Resurrezione e vita eterna

Catechismo Chiesa Cattolica, nn. 988ss.

La fede nella resurrezione è fondata sulla testimonianza delle Scritture e sulla Tradizione della Chiesa.

Se prendiamo l’Antico Testamento, vediamo come Israele non abbia mai pensato alla morte come alla fine di tutto, ma – in modo non differente dai popoli vicini ­– abbia ritenuto che la vita continuasse in una forma diminuita, di ombre. Israele per secoli non ha avuto speranza nella vita eterna del singolo, piuttosto ha avuto speranza che la storia abbia un senso. Poi, con la predicazione dei profeti e la preghiera dei salmisti, le cose cominciano a cambiare. È solo con l’esperienza del martirio però, in particolare durante la persecuzione dei Maccabei, che prende corpo la speranza nella vita oltre la morte, senza la quale sarebbe intollerabile la morte dei giusti. Si inizia così a parlare di “immortalità” dell’anima, anche per influsso del pensiero greco.

Se prendiamo il Nuovo Testamento, vediamo Gesù inserirsi in questo percorso di maturazione di una fede nella vita oltre la morte, percorso non facile, in quanto nel giudaismo, al tempo di Gesù, la resurrezione è una asserzione di fede nota, ma discussa, anche in modo feroce (sostenuta dai farisei, era negata dai sadducei). Si può ricordare a questo proposito la disputa coi sadducei, che Gesù mette a tacere ricordando che Dio è il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe: Dio non può essere il Dio dei morti, questa sarebbe una bestemmia per gli ebrei! Per i sadducei la fede nella resurrezione è contraria alla Scrittura, è contraria alla Legge: “Mosé ci ha lasciato scritto…” e gli presentano il caso della donna andata in moglie a sette fratelli. “Nella risurrezione, quando risorgeranno, a chi di loro apparterrà la donna?”. Una logica ineccepibile… se la resurrezione è una semplice continuazione della vita di questa terra!! Ma nella resurrezione gli uomini saranno trasformati.

È San Paolo che prova a dire “come”. Nella prima lettera ai Corinzi, al capitolo 15 parla di un “corpo spirituale”: questo stesso corpo mortale e corruttibile, trasformato in immortale e incorruttibile, reso vivo dallo Spirito. Cristo è la primizia, la sua resurrezione è fondamento della nostra salvezza.

Nel Nuovo Testamento la morte viene letta nella prospettiva di Cristo, che la trasforma in un passaggio per giungere alla partecipazione alla vita divina. Quando parliamo di vita eterna, infatti, non dobbiamo intenderla in senso cronologico, come durata senza termine (intesa così non può che creare angoscia!), ma in senso qualitativo, come vita di qualità divina, come partecipazione alla vita di Dio, mediante il Signore Gesù. (Tra parentesi, per questo non bisogna aspettare la morte… una parte della vita divina la stiamo già ricevendo: è la Grazia di Dio, il suo amore su di noi, l’inizio della vita eterna!)

Se prendiamo in considerazione la tradizione dottrinale, ci accorgiamo come la concezione cristiana della resurrezione abbia trovato forti resistenze, in particolare in ambito ellenistico. Di queste resistenze c’era già traccia nel libro degli Atti: Paolo incanta gli ateniesi con il “discorso dell’Areopago” sul Dio ignoto, ma quando tocca il tema risurrezione accoglie risatine e prese in giro: “su questo ti sentiremo un’altra volta” (Atti 17,32). È più comodo tagliare l’angolo che lasciarsi coinvolgere.

La fede ecclesiale nella resurrezione è costantemente ripetuta nei simboli e nei pronunciamenti dei concili. Possiamo ricordare in particolare il Concilio Lateranense IV e il Concilio Ecumenico Vaticano II, che lo stesso Catechismo della Chiesa Cattolica richiama affrontando la questione. Essi precisano che la resurrezione:

- è un evento che ha a che fare con la definitività, essa riguarda il compimento del mondo

- è universale: tutti risorgeranno, a una vita di piena comunione con Dio o a una non comunione con Dio

- include l’identità corporea: non una carne aerea, ma questa, nella quale viviamo, sussistiamo, operiamo.

Questa è la verità che offre la Chiesa, questa è la speranza cristiana.

 

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Irene Tonolo

Sono insegnante di Religione nella scuola superiore, con una lunga esperienza nell'animazione dei giovani e giovanissimi, esperienza che ho tralasciato per dedicarmi alla famiglia (sono moglie e madre), ma che mi ha segnato profondamente e mi guida ancora oggi nel mio lavoro.




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