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Appunti per una grammatica dell’umano

Sono passati mesi e la quantità di stimoli che ci sommerge ogni giorno ci rende di memoria corta: ma qualcuno forse ricorderà due serie di articoletti pubblicati su questo blog, aventi per tema Le virtù e Le parole perdute. Entrambe suggerivano qualche spunto di riflessione a chiunque, appassionato dell’umano proprio e altrui, fosse ancora curioso di osservarlo e desideroso di vederlo risplendere.

I miei interessi non sono mutati. Così ho pensato di pormi in continuità con quelle riflessioni. Si approfondiscono sempre più in me alcune convinzioni.
L’Incarnazione va presa sul serio, perché è il metodo con il quale Dio ci ha presi sul serio. L’evangelista Giovanni ripete che il Figlio ci ha narrato il Padre, quel Dio che nessuno ha mai visto (cfr Gv 1,18): è interessante chiederci come lo ha narrato. Gesù ha narrato il Padre non prima di tutto attraverso gesti religiosi, e neppure affidandosi ai discorsi, ma con tutto lo spessore della sua vita umana. Quella umanità che ha voluto condividere con noi. La nostra umanità, dunque, può narrare Dio. E questa è la prima testimonianza di cui siamo debitori al mondo.
Molti pensano che la vita dei cristiani sia dominata dai no, dalle rinunce: una vita grigia e noiosa o, nella migliore delle ipotesi, una vita piena di impegni e di doveri. Eppure la vita di Gesù è umanamente bella: vissuta nel segno dell’amore e del dono di sé – e questo, sì, fino alla morte – ma piena di senso, ricca di legami, di tenerezza, capace di stupore di fronte alla natura e alle cose. Se essere cristiani è vivere la vita di Cristo, la nostra umanità può modellarsi sulla sua; anche noi possiamo diventare un capolavoro di umanità, possiamo vivere una vita buona, bella e felice.
Si ha l’impressione che in tanti ambiti dell’esistenza sia perduta la grammatica fondamentale dell’umano. Non si tratta di rimpiangere il passato, ma di guardare con attenzione il presente per scoprirvi potenzialità e povertà. Per rendersi conto che molte cose che erano evidenti non lo sono più e occorre prendersene consapevolmente cura.
Mi fermerò dunque, con chi avrà la pazienza di leggere, su alcuni nodi della nostra comune umanità: il tempo, la casa, il cibo, il vestito, il lavoro, l’amicizia, il riposo … per ritrovarvi le tracce di un umano che possa risplendere.

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Ultima modifica ilSabato, 01 Agosto 2015 18:12
Sr. Giovanna Cereti

Clarissa di Forlì; 20 anni di lavoro come psicologa e psicoterapeuta + attività varie di insegnamento, tra cui quella all'ISSR di Forlì; dal 2000 in monastero, dove ha fatto la professione solenne nel 2008

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