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'B'... come BAMBINO

Qui non si tratta tanto di una parola, quanto di una “realtà in disuso”. La parola anzi è abusata, tanto da dare l’impressione che il nostro mondo abbia una grande attenzione ai bambini (ve ne sono d’altronde così pochi!).

Sappiamo tutti che in molti paesi la condizione dell’infanzia è veramente drammatica: le immagini che ci raggiungono riescono ogni tanto a scuoterci dal nostro torpore, per darci un sussulto di consapevolezza che dura almeno qualche minuto ... il tempo di inviare almeno un sms di solidarietà.

Ma non è meno difficile essere bambini qui, nella nostra società occidentale, ricchissima di cose, ma organizzata secondo ritmi e spazi modellati sull’adulto autosufficiente.

Provate ad aver bisogno di una mamma tranquilla e accogliente … e a ritrovarvene una animata dalla miglior buona volontà e con molte informazioni importanti su come crescere un figlio, su ciò di cui lui ha bisogno, ma preoccupata di non riuscire a fare tutto bene, terrorizzata all’idea che possa succedergli qualcosa, irritata dal forzato ritiro dal mondo del lavoro e dei rapporti sociali, stressata dalle continue corse per “piazzare” il pupo a destra e a manca, angosciata dalle incertezze sul futuro, annichilita dal disintegrarsi del suo rapporto di coppia …

Provate ad aver bisogno di una certa stabilità di luoghi e persone … e a ritrovarvi fin dai primi giorni di vita continuamente in movimento, scaraventati da un luogo all’altro tra facce sempre nuove, a cercare di indovinare quale strategia funzionerà con questo o quell’adulto …

Provate ad aver bisogno di costruirvi una mappa chiara del mondo che vi circonda, con qualche stabile punto di riferimento … e ad essere bombardati da una molteplicità ingestibile di suoni, immagini, messaggi, oggetti, tra i quali nessuno vi aiuterà a mettere ordine o a stabilire delle priorità (nessuno può farlo, perché tutti sono “sommersi” e non sanno far altro che moltiplicare ulteriormente gli stimoli).

Provate ad aver bisogno (e voglia) di rapporti autonomi con i coetanei … e a vivere in città dove uscire per strada è impossibile, dove si abita in appartamenti fatti a misura di single, in condomini e vie dove un bambino è diventato un’autentica rarità, in famiglie che sovrabbondano solo di adulti e anziani …

Costretti da subito a plasmarsi sul modello “adulto indaffarato perennemente in ritardo e insoddisfatto”, i bambini diventano realtà rara e sconosciuta.

Eppure tutti abbiamo bisogno dei bambini, per imparare da loro l’apertura al mondo, la fiducia, la novità che essi incarnano, prima che noi possiamo ferirli. Per imparare di nuovo la capacità di stupore e di meraviglia. Per imparare di nuovo ad accogliere la vita con cuore libero e grato, come essi sanno accoglierla. Abbiamo bisogno dei bambini perché “a chi è come loro appartiene il regno dei cieli”.

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Ultima modifica ilMartedì, 11 Marzo 2014 23:08
Sr. Giovanna Cereti

Clarissa di Forlì; 20 anni di lavoro come psicologa e psicoterapeuta + attività varie di insegnamento, tra cui quella all'ISSR di Forlì; dal 2000 in monastero, dove ha fatto la professione solenne nel 2008




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