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La Comprensione

Capita spesso che per descrivere un incontro significativo diciamo “Mi sono sentito compreso”. Se questo viene così sottolineato, evidentemente si tratta di un’esperienza preziosa e non abituale, “rara”.

Perché c’è così poca comprensione nel mondo? Viviamo continuamente tra la gente, abbiamo a che fare sempre con tanti altri: perché spesso restiamo con la sensazione di essere poco o nulla compresi ? Forse perché ciascuno di noi tende a dividere immediatamente le persone in quelli che mi piacciono e quelli che non mi piacciono, e gli altri finiscono così, in base ad impressioni che potrebbero essere del momento, catalogati una volta per sempre: è ben difficile uscire dal contenitore “persone sgradite”! O forse perché nei rapporti quotidiani ci muoviamo spesso di fretta, assorbiti dallo scopo o dall’interesse del momento, senza il tempo di distanziarci un po’ e di chiederci “la persona che adesso mi sta davanti cosa esprime? Cosa sente? Come vede la situazione? Perché si muove così?”. O forse, ancora, perché - abituati a consumare un gran numero di immagini e di notizie – siamo sempre meno capaci di fermarci per cercare di andare oltre le azioni e i comportamenti degli altri, per cogliervi la traccia di ciò che essi sono. La civiltà dell’immagine e dell’apparire facilita un pensiero che semplifica e che etichetta anziché comprendere.

Ecco allora l’importanza di riscoprire la comprensione come virtù da coltivare e da esercitare. Senza nasconderci che essa è anche una capacità naturale: alcuni possiedono un acume dello sguardo, una finezza del sentimento, una capacità di vibrare in sintonia, che ne fanno dei veri artisti della comprensione, capaci di gettare ponti sull’estraneità che divide gli uomini, potremmo dire attrezzati per creare comunione. Ma oltre alla disposizione naturale, la comprensione richiede esperienza, cioè la capacità di imparare da tutto ciò che mi accade, di ricordare quello che io stesso ho vissuto e di utilizzarlo per capire il presente. Essa ha pure bisogno di un pensiero che accetti la complessità : dietro ciò che vedo c’è dell’altro, e forse dietro questo dell’altro e dell’altro ancora; non posso presumere mai di esaurire tutti i piani del reale con il mio piccolo limitato pensare. E ancora, la comprensione richiede tempo per distanziarci dai nostri sentimenti e emozioni immediati, e anche dall’urgenza del momento, per non reagire soltanto ma riflettere.

Qual è il fondamento della comprensione? Guardini afferma: «Autenticamente umana è la comprensione quando io esco dal rapporto simpatia-antipatia e cerco di far sì che l’altro si affermi e si valorizzi come egli è; quando non lo catalogo subito nelle mie attrazioni e repulsioni, nei miei scopi e nei miei timori, ma dico: Tu hai diritto di essere, sii come sei. Tu sei te stesso come io sono me stesso. Allora lo sguardo diviene libero, si apre e capisce». L’inizio di ogni comprensione è il fatto che uno consenta all’altro la libertà di essere quello che è: «lo sguardo della libertà dice innanzitutto: Sii quello che sei. E solo dopo: E ora vorrei sapere come sei e perché». Per poter fare questo è necessario essere persone con un proprio centro vivente: che non vivono sempre gettate fra le cose e nella chiacchiera, ma hanno cura della propria interiorità. Esiste anche una comprensione verso se stessi. Ma è fatta degli stessi ingredienti.

Infine, la possibilità di comprendere ha una sorgente che è Dio stesso, Colui che «tutto conosce e tutto comprende»: Egli ha voluto ciascuno nella sua unicità e originalità, lo conosce nella sua intimità più profonda e lo custodisce nell’essere. In tutta la Scrittura riecheggia questa consapevolezza: Dio è Colui che davvero comprende fino in fondo il cuore di ogni uomo: «Tu mi conosci nell’intimo, Signore…».

Come il salmista, chiediamo la grazia di partecipare a questo sguardo di Dio, che ha gioia per ognuno di noi: «Riflettevo per comprendere, ma fu arduo… finché non entrai nel santuario di Dio…».

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Ultima modifica ilDomenica, 29 Dicembre 2013 23:50
Sr. Giovanna Cereti

Clarissa di Forlì; 20 anni di lavoro come psicologa e psicoterapeuta + attività varie di insegnamento, tra cui quella all'ISSR di Forlì; dal 2000 in monastero, dove ha fatto la professione solenne nel 2008

2 commenti

  • Simone
    Simone Martedì, 24 Settembre 2013 10:31 Link al commento

    Sottoscrivo ogni parola e aggiungo che oggi giorno, anche tra chi lo dovrebbe essere per mestiere o per vocazione, gli empatici veri sono gemme rare, ma ringraziando il buon Dio ancora ne abbiamo.

  • Francesca M.
    Francesca M. Martedì, 24 Settembre 2013 19:22 Link al commento

    E' vero che essere compresi è molto, come dire, confortante. Ma è sicuramente importante anche comprendere. Mi ritrovo nelle tue parole, perché spesso faccio l'errore di non andare oltre, quando vorrei che con me si facesse. E se lo faccio, è con persone con le quali ho una certa sintonia. Grazie per la riflessione, molto illuminante! :-)




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