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La Fedeltà

Eccoci alle prese con una parola non tanto desueta quanto logora: la parola fedeltà.

Le parole si logorano quando le usiamo tanto spesso - a proposito e a sproposito - che finiamo quasi per svuotarle di significato; oppure il loro significato ci appare scontato, come qualcosa che non ha più bisogno di riflessione e non ci muove più il cuore. E’ un rischio che corriamo sempre, anche con le parole della fede e della Rivelazione: le usiamo e le ascoltiamo di continuo, rischiano di non suscitare alcuno stupore o non interpellarci più.

Cosa si intende con il termine fedeltà? E’ la forza con cui si tiene fermo ciò che si è affermato; è il «rimanere fermi in una responsabilità» a dispetto delle delusioni, delle perdite o dei pericoli». Una fermezza che nasce dalla volontà: non può infatti fondarsi semplicemente sul sentimento e sulle sensazioni, che sono - come tutti sperimentiamo - quanto mai mutevoli. Ancor meno può fondarsi sulle circostanze, soggette a tutta la variabilità degli eventi e al gioco imponderabile della libertà altrui. Una fermezza quindi che ha la propria origine nel cuore.

Il pensiero va spontaneamente al rapporto fra uomo e donna, e qui fedeltà nel linguaggio corrente assume il significato (riduttivo) di “rinuncia ad altri partner”. Quando ci si innamora, le scelte sono dettate dall’attrazione, dal desiderio intenso di essere insieme e di coinvolgere l’altro in tutti gli aspetti della propria vita; questo porta facilmente in primo piano un comune sentire, uguali preferenze e gusti, e pone in ombra le diversità. Spesso la decisione di sposarsi prende forma in questa fase ed è qui che si esprime l’impegno “prometto di esserti fedele per sempre...”, forse senza soffermarsi troppo sul contenuto reale di ciò che si promette. Tale contenuto esige la consapevolezza che l’altro ha fiducia in me. Egli si abbandona a me. La trama quotidiana che così comincia chiede immediatamente di allenarsi a una serie di “superamenti”: ci si è legati con un vincolo che incide sulla propria vita e su quella dell’altro; si è scelto di «esistere in ordine all’altro e di riservarsi per lui, non per possederlo e dominarlo, ma per consentirgli la libertà di essere ciò che è». Durante il cammino, in tante occasioni si avrà l’impressione che l’altro non sia quello che abbiamo scelto, o non sia più quello con cui ci siamo impegnati: fedeltà implica allora che l’uno accetti sempre di nuovo l’altro, nella sua radicale diversità e alterità, anche quando il sentimento insorge. Solo in questa fedeltà che si costruisce e progressivamente aumenta in profondità si fa un matrimonio.

Considerazioni simili valgono però anche per altri rapporti: nell’amicizia, che - quando non è semplice conoscenza o superficiale convergenza di gusti e di interessi - chiede la stessa attitudine al superamento di sé e la stessa serietà nell’accoglienza della diversità dell’altro; negli impegni di lavoro, che troppo spesso riduciamo a costrizioni stiracchiate; nell’assunzione di responsabilità sul piano sociale, politico, ecclesiale; e potremmo continuare a lungo.

Perché sia possibile la fedeltà, occorre che la persona abbia un suo centro vitale e che impegni questo centro nelle scelte che realizza. Forse per questo si tratta di una virtù così difficile per l’uomo del nostro tempo, spesso frammentato fra mille cose e privo di un centro: egli è tentato in ogni ambito di sperimentalismo (intanto provo e poi si vedrà); presume di poter fare e annullare molte delle azioni che compie (il rapporto con la macchina influenza quest’attitudine... eppure anche con le macchine alcune operazioni sono “irreversibili”!); è portato a sopravvalutare l’emozione e la sensazione del momento, a scapito del pensare e del volere. Pensare la fedeltà e parlarne è faccenda sempre più ardua!

Come per le altre virtù, anche la fedeltà rimanda in ultimo a Dio e al suo rapporto con l’uomo e con il mondo, “opera delle sue mani”. Egli si è legato al mondo, tiene ferma la sua opera: la Scrittura non si stanca di ripetere che “Egli è fedele per sempre, la sua fedeltà dura per ogni generazione”, e ricorre alle immagini più ardite del rapporto sponsale per farci intuire qualcosa di questo amore appassionato che resta fermo malgrado l’infedeltà di Israele ... e la nostra. «La fedeltà - afferma Romano Guardini -viene nel mondo da Dio. Noi possiamo essere fedeli perché Egli lo è».

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Ultima modifica ilDomenica, 29 Dicembre 2013 23:32
Sr. Giovanna Cereti

Clarissa di Forlì; 20 anni di lavoro come psicologa e psicoterapeuta + attività varie di insegnamento, tra cui quella all'ISSR di Forlì; dal 2000 in monastero, dove ha fatto la professione solenne nel 2008




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