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E la pietra scartata diventa testata d'angolo

La storia che sto per raccontarvi mi riguarda da vicino poiché coinvolge un ragazzo che (complice il mio lavoro) assisto da quasi dieci anni.

Per motivi di privacy non lo nominerò ne entrerò in dettagli eccessivamente invadenti.

Questa vicenda riguarda soprattutto me, ma vedrete che i suoi risvolti e le sue implicazioni toccheranno voi tutti dato che alcune dinamiche esistenziali, prima o poi, inevitabilmente, ci coinvolgono e ci “testano” nella nostra Fede e forza interiore.

Quando conobbi Alessandro (così lo chiameremo) ebbi come l’impressione che tra noi due, il più bisognoso di cure ed attenzioni, fossi proprio io e non lui.

Uno sguardo penetrante lo caratterizza, così come un umorismo tagliente e profondo.

Ironico ed a tratti brillante, Alessandro ha un problema polmonare che lo debilita e ne condiziona di fatto la vita e gli spostamenti: per lui tutto è faticoso all’inverosimile.

Durante i miei primi anni d’assistenza, il suo stato di salute era decisamente migliore, tanto che, come alcune volte ironicamente gli sussurravo all’orecchio: “ Certo Alessandro, questo fatto di fingerti disabile ti frutta parecchio… guarda quanto risparmi sull’abbonamento mensile della metro”, sembrava tutto, fuorché disabile.

Il tempo poi cominciò a demarcare le prime fatture, ed i primi “scricchiolii” determinati da un peggioramento incisivo e repentino del suo stato, lasciando il posto al fragore cupo della vera sofferenza: quella ti fa entrare e uscire dagli ospedali, in continuazione, che ti debilita tanto, che guardando nell’abisso interminabile di un tunnel neanche ne percepisci la fine; quella insomma che ti crolla addosso come un terremoto, privandoti di ciò che forse colpevolmente consideriamo scontato e dovuto.

Beh.. in tutti questi passaggi, io ero con lui, nel bene e nel male, cercando nel mio piccolo di allietarne, per quanto possibile, i momenti insieme.

Quei colori sbiaditi, come i lunghi corridoi e l’odore inconfondibile delle corsie degli ospedali, mi riportava ad anni prima, quando persi mia madre, più volte ricoverata.

Ci sono momenti, così come ce ne sono stati in questi anni, nei quali, vedendo Alessandro disteso ed indebolito su quel letto dalle candide lenzuola, provavo come un senso di colpa per essere stato ed essere, in quarant’anni di vita, sempre in splendida forma e di non essermi mai operato.

Io, soprattutto in questi ultimi anni, ho imparato moltissimo da lui: la sua forza d’animo è straordinaria poiché la croce alla quale è inchiodato ormai da parecchio non gli impedisce di ridere di cuore, di cantare e scherzare come ha sempre fatto e di sperare ed accendersi anche per un non nulla. Non mi vergogno di dire che spesso ho pensato come avrei reagito se al suo posto ci fossi stato io: non c’è contro prova a qualsiasi riflessione o giudizio in merito, ma ciò che non è confutabile è la sua straordinaria caratura morale che anche nello strazio del dolore e della prova, non ha mai perso quell’essenza straordinariamente luminosa che Cristo mantiene intensa e tangibile in ogni suo respiro.

E’ bello sapere che nonostante tutto e tutti e qualsiasi sofferenza e prova, c’è un Amore invisibile che, anche dalla più stretta fessura, con la sua docile carezza, allevia e offre speranza e vita, gratuitamente e toccando corde invisibili e dolenti, trasforma il pianto in consolazione.

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Ultima modifica ilMercoledì, 25 Giugno 2014 10:03



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