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Un dono inaspettato

Ero in chiesa, tempo fa; era una domenica pomeriggio anonima, una giornata destinata a finire con modestia e senza lasciar traccia, un po com'era iniziata (ma forse era semplicemente, il mio stato d'animo di quei giorni a renderla tale).

Poco prima dell'omelia, scorsi dall'altro lato, seduto in uno dei primi banchi della chiesa, un mio compagno di classe di elementari e liceo che vidi più volte anche successivamente.

Per quanto i miei ricordi con lui fossero piacevoli, anche dopo la fine della scuola, rievocavano nella mia mente, il suo sarcasmo e la sua irriverente audacia, figlia di un educazione resa difficoltosa dalla scomparsa del papà quando lui era ancora piccolo; certo la sua indole era poco avvezza al principio cattolico per cui rimettere e abbandonare la propria vita ad un Padre misericordioso è elemento fondamentale e imprescindibile, così come quello di fidarsi oltre ogni ragionevole dubbio dell'amore di Cristo.

L'uomo che ricordavo, era fortemente e fieramente ateo, un “mangia preti patentato”.

Quel suo spirito ribelle e ferito lo aveva sempre condotto a burlarsi (non senza celata mestizia) di ogni parola o riferimento che elargisse speranza o fiducia: diceva di odiare ogni “retorico sermone” che motivasse ciò che da sempre aveva definito “inattuale” e irrealizzabile.

Certe profonde ferite, delle quali peraltro faticava e non poco a parlare, avevano chiaramente lasciato un segno indelebile, nefasto, e mai totalmente metabolizzato: non di rado, al cospetto di tali profondi solchi in noi stessi, ci si incattivisce, illudendosi di poter essere più forti e resistenti in quella gelida corazza senza vita chiamata aggressività, orgoglio, cinismo, all'interno della quale fatichi persino a percepire i tuoi arti e il tuo cuore.

Per “comprare” quella illusoria insensibilità, il prezzo da pagare è altissimo e assai rischioso: rinunciare al contatto con il tuo nucleo originario, con la tua luminosa essenza per cui Cristo da sempre, ha avuto grandi progetti; discostarti quindi, sempre più irreparabilmente dalla tua potenziale gratificazione e gioia, diviene una lama che ti perfora e che tu ti illudi di avere “dalla parte del manico”.

Si cade inesorabilmente nella rete del Nemico che schernisce ogni fonte di speranza per farti precipitare nello smarrimento della disperazione e dell'oblio.

Meravigliato, alla fine della cerimonia, quel giorno lo rincorsi e lo fermai e, allorquando il suo viso si voltò per vedere chi fosse a porgli discretamente una mano sulla spalla, nei suoi occhi e sul suo sorriso, in un istante, io vidi farsi giorno: un uomo diverso mi si mostrò innanzi, ma ciò che maggiormente mi colpì fu che, in quei pochi minuti di amabile conversazione, si parlò di tutto, tranne che della sua conversione poiché scritta in ogni suo gesto, movenza, espressione, mimica facciale, tanto che sarebbe stato quasi superfluo sprecare parole al cospetto di un tanto evidente e prodigioso dato di fatto.

Era pervaso da un energia, che mai e poi mai avrei immaginato poterlo dolcemente rapire.

Stava con sua madre, una donna anziana, sorridente.

Dopo averlo salutato, mentre si allontanava per la via principale, non riuscivo a togliergli gli occhi di dosso.

Quel giorno così apparentemente modesto e insignificante mi aveva schiuso repentinamente un dono inaspettato e, in esso, la consapevolezza che nulla è impossibile per chi ci ama illimitatamente!

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Ultima modifica ilMartedì, 29 Luglio 2014 09:45



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